mercoledì 16 giugno 2010

Solidarietà ai lavoratori di Pomigliano

Non è mia abitudine schierarmi politicamente e non intendo farlo perchè per me non esiste uno schieramento. Però oggi sono capitato a leggere un articolo tratto dal blog di Antonio Di Pietro, leader del partito dell'Italia dei Valori, il quale mi ha colpito ed ho pensato di inserirlo qui, assumendomi la responsabilità di questo gesto. Lo faccio per solidarietà ai lavoratori che stanno subendo un ricatto e stanno vivendo un momento difficile, forse uno dei più difficili della storia perchè si rischia di perdere quelle conquiste degli ultimi decenni. Leggete, se volete, per quello che è, senza alcuna influenza di natura partitica:


Agli operai della Fiat di Pomigliano è stata posta una domanda che suona così: preferite essere licenziati subito oppure rinunciate ai vostri diritti contrattuali e costituzionali? Si capisce che c’è qualcosa di stonato, che non funziona. E’ per questo che il referendum non corrisponde ad un atto di libertà, in quanto indetto dagli stessi che, solo alcuni mesi fa, hanno negato ad un milione e mezzo di metalmeccanici il rinnovo del loro contratto nazionale. Che libertà c’è, infatti, nel decidere sotto ricatto? Nessuna: i lavoratori subiranno il ricatto e si ricorderanno tutto quando, tra qualche giorno, quando si spegneranno i riflettori su di loro e dovranno lavorare privi dell’elementare diritto costituzionale che è il diritto allo sciopero.
Questa vicenda rischia di diventare un pericoloso precedente, che potrebbe essere usato da altre realtà di crisi aziendali. E’ un vero e proprio apripista per una deregulation nel mondo dei diritti dei lavoratori. Abbiamo imparato che, per uscire da questa crisi, bisogna tornare ai principi fondamentali dell’economia e del lavoro. Quindi basta speculazioni finanziarie, più risorse all’economia reale, basta precarietà, più valore alle professionalità e al merito, basta ad un governo che propone centrali nucleari e il ponte di Messina, ma servono proposte serie come le nuove filiere di green-economy per un lavoro che rappresenti un nuovo modello di sviluppo.
Quindi il rilancio del lavoro, in particolare quello dei giovani, è l’unica leva importante per far sì che l’investimento, anche quello di Pomigliano, porti ad una fabbrica che duri nel tempo. Ciò che fornirà certezza sarà, infatti, la capacità di produrre con qualità e questo si può ottenere solo se i lavoratori non saranno mortificati, ricattati e oppressi.
Ed è per questo che saremo il 25 giugno in piazza a Napoli al fianco dei lavoratori. Anche su questa vicenda il Governo, tramite il ministro della Disoccupazione e della Precarietà, Maurizio Sacconi, ha pensato bene di attaccare i lavoratori e la Fiom. E’ come se l’arbitro di una partita giocasse con una delle due squadre in campo. A questo punto non è più un arbitro ma un truffatore.

Un Governo serio avrebbe gentilmente fatto presente alla Fiat quanti soldi ha preso in questi anni dallo Stato, togliendoli in molti casi alle piccole imprese ed agli artigiani, e avrebbe convocato la trattativa cercando una soluzione per rendere compatibili la fabbrica che funziona con i diritti fondamentali di chi lavora.
Comunque la strada sarà la ripresa di un dialogo rispettoso tra azienda e lavoratori. Non c’è alternativa se vogliamo che a Napoli e nel Mezzogiorno il lavoro serio e dignitoso sia un argine alla criminalità organizzata.


FONTE

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giovedì 10 giugno 2010

Situazione deplorevole


Oggi è stato uno dei momenti più brutti per la nostra cara Italia, a livello politico: abbiamo assistito ad una prova di forza nell'approvazione di un disegno di legge sulle famose intercettazioni. Per chi non lo sapesse, l'intercettazione è una delle tecniche investigative con le quali vengono scoperti molti reati, tra i quali, mi preme ricordare quello della macelleria della Clinica privata di Milano, perchè ha fatto emergere una realtà raccapricciante.

Il disegno di legge ora limita pesantemente questo strumento investigativo, e soprattutto la pubblicazione delle intercettazioni. Sono d'accordo quando si dice che vi è stato un abuso negli ultimi tempi e che molte conversazioni dovevano rimanere segrete: ma un conto è regolare la materia ed un altro è distruggere la materia. Perchè invece di limitare la pubblicazioni delle intercettazioni fuorvianti e lesive della privacy, oggi si è completamente rimossa la possibilità di pubblicazione fino al processo, anche se gli atti sono ormai pubblici! 

Oggi, scrivo queste cose, per unirmi al mondo di coloro che hanno deciso di denunciare questo bavaglio perchè ritengo importantissima ed imprescindibile, la libertà di informazione ed il diritto di cronaca, in particolare. Io vedo una deriva autoritaria in questo Paese che oggi ha visto l'approvazione di questa legge senza nemmeno discussione e libera votazione, ma con l'imposizione del voto di fiducia. Per chi non lo sapesse, il voto di fiducia è un voto particolare perchè praticamente obbliga i parlamentare della maggioranza a votare a favore del provvedimento, pena la decadenza della fiducia al Governo. Vi è stato un abuso di questo voto nonostante il governo sia in possesso di una maggioranza eclatante. A questo riguardo vorrei sottolineare il paradosso della situazione: in una democrazia parlamentare (e fino a prova contraria, l'Italia è tale) il Governo deve rispondere al Parlamento. Ma cosa accade se quel parlamento, nella sua maggioranza, è espressione del Governo perchè da esso nominato? A voi l'ardua sentenza...

Mi preme inoltre dire che ho scritto in questo spazio visto il vergognoso trattamento televisivo alla vicenda: i telegiornali, eccezion fatta per pochi, hanno trattato l'argomento con sufficienza e persino i giornali, non tutti, hanno trattato il tema ponendo in evidenza solo alcuni dettagli e dimenticando di dire che questa legge è totalmente inutile e lesiva del diritto del popolo di conoscere se vi sono reati di estrema gravità la cui conoscenza potrebbe influenzarli. La cosa più grave è l'arresto previsto per i giornalisti poiché ritengo questa disposizione un'extrema ratio tipica di un regime totalitario piuttosto che di un governo democratico. 

Ed in più mi chiedo se chi governa vede cosa sta accadendo nel Paese oppure no: si pensa a queste cose mentre il Paese sprofonda in una crisi economica pesante che ha visto come vittime le persone più deboli: la manovra economica del governo approntata in questi giorni, colpisce infatti le fasce più deboli come i lavoratori pubblici e persino gli invalidi! Sento di denunciare anche questo perchè è una vergogna che si abbandonino gli invalidi e i poveri, mentre i ricchi si arricchiscono. Perchè cari politici non fate un passo voi, rinunciando a parte dei vostri lucrosi stipendi? Perchè non date il buon esempio e cominciate a stringere la cinghia, se ne siete capaci? A tal proposito mi ricordo cosa Giovanni Battista disse ai pubblicani: vi consiglio di leggere il Vangelo perchè forse vi illuminereste un pò. 

Questa denuncia di oggi è frutto di un esasperazione personale per chi ha sempre creduto che la politica dovesse essere strumento di perseguimento del bene collettivo: ed invece ogni giorno si trova a vedere un distacco tra quella politica e il paese che dovrebbe governare. Il mio invito del tutto personale, è quello di firmare nel caso in cui venga apprestato un referendum per l'abolizione di questi leggi inique (e lasciatemi dire inutili) con la speranza che un giorno, l'Italia possa tornare a vedere al governo uomini di buona volontà con il pensiero rivolto al bene comune prima che al bene proprio, ma forse chiedo troppo...



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mercoledì 2 giugno 2010

Festa nazionale


Oggi è un giorni importante per la Repubblica nella quale viviamo. Essa è stata frutto di una guerra tremenda, fratricida che speriamo con tutto il cuore, non si ripresenti mai più perchè una guerra è brutta già di per sé, ma se poi a combatterla sono figli della stessa patria, allora è davvero un orrore. 

Per ricordare questa festa nazionale, la Vigna del Signore, nel suo angolo politico, dà spazio alle parole del Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano:


"Un augurio affettuoso a quanti vivono e operano nel nostro paese per la festa che celebriamo insieme : festa dell'Italia che si unì e si fece Stato 150 anni orsono, festa della Repubblica che il popolo scelse liberamente il 2 giugno 1946". Inizia così il videomessaggio del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, per la Festa della Repubblica.

"In questo momento, sentirsi nazione unita e solidale, sentirsi italiani, significa - ha aggiunto il Presidente Napolitano - riconoscere come problemi di tutti noi quelli che preoccupano le famiglie in difficoltà, quelli che nei giovani suscitano, per effetto della precarietà e incertezza in cui si dibattono, pesanti interrogativi per il futuro".

"Parlo dei problemi del lavoro e della vita quotidiana, dell'economia e della giustizia sociale. Stiamo attraversando, nel mondo e in particolar modo in Europa, una crisi difficile : occorre dunque un grande sforzo, fatto anche di sacrifici, per aprire all'Italia una prospettiva di sviluppo più sicuro e più forte. Per crescere di più e meglio, assicurando maggiore benessere a quanti sono rimasti più indietro, l'Italia deve crescere tutta, al Nord e al Sud. Si deve, guardando ai giovani, promuovere una migliore educazione e formazione, fare avanzare la ricerca scientifica e tecnologica, elevare la produttività del nostro sistema economico : solo così si potrà creare nuova e buona occupazione".

"Il confronto tra le opposte parti politiche deve concorrere al raggiungimento di questi risultati, e non produrre solo conflitto, soltanto scontro fine a sé stesso.

"Si discutano in questo spirito - ha sottolineato il Capo dello Stato - le decisioni che sono all'ordine del giorno; si scelga in questo spirito - nel Parlamento, nelle istituzioni regionali e locali e nella società - tra le diverse proposte che si dovranno liberamente esprimere"."Ci accomuni - ha concluso il Presidente Napolitano - un forte senso delle responsabilità cui fare fronte perché l'Italia consolidi la sua unità, si rinnovi, divenga più moderna e più giusta e si dimostri capace di dare il suo contributo alla causa della pace e della giustizia nel mondo.

Buon 2 giugno a tutti".


BUON 2 GIUGNO A TUTTI VOI DA PARTE DEGLI OPERAI DELLA VIGNA DEL SIGNORE

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martedì 1 giugno 2010

Aiuto contro l'aborto

Un assegno mensile di 250 euro per 18 mesi per le donne che rinunciano a un'interruzione di gravidanza determinata da problemi economici. Un contributo che arriva quindi fino a 4.500 euro, ideato dalla Regione Lombardia, che ha deciso un primo stanziamento di 5 milioni per la creazione del fondo "Nasko". Le linee guida della delibera prevedono che, quando una donna presenti la richiesta di interrompere la gravidanza, qualora questa sia determinata da motivazioni economiche, gli operatori del consultorio o i servizi ospedalieri che la riceveranno per gli esami pre ricovero e per il colloquio, la metteranno in contatto con il centro di aiuto alla vita per consentirle di conoscere e valutare le opportunità di aiuto. FONTE

Raramente ho l'opportunità di apprezzare il mondo della politica considerando che essa è quasi sempre fonte di diseguaglianze e corruzione; eppure stavolta siamo qui a parlare di un fatto positivo. La Regione Lombardia ha, infatti, stanziato un fondo destinato alle donne incinte, per indurle a non abortire per problemi economici. Conosciamo la realtà drammatica che è rappresentata dall'aborto causato dalle condizioni economiche precarie, soprattutto di questi giorni e quindi quest'intervento politico è davvero una manna dal Cielo.

Avevamo sempre auspicato che ci fosse un intervento politico in tal senso, una sorta di aiuto e supporto che sembrava mancare: e ora speriamo che questo piccolo passo sia compiuto da tutte le Regioni italiane, in modo da andare a ridurre drasticamente il numero di aborti che ci colpisce ogni giorno al cuore.

Ci sentiamo di ringraziare vivamente gli autori di questo intervento economico, perchè finalmente la politica ha scelto di schierarsi dalla parte della vita e non della morte. 

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sabato 22 maggio 2010

"Bisogno di politici autenticamente cristiani"

Quando abbiamo deciso di aprire questa sezione, molti hanno storto il naso perchè pensavano che religione e politica non potessero andare a braccetto. Noi ci siamo sempre opposti a questa visione di chiusura, perchè pensiamo che la politica sia solo uno strumento tramite il quale perseguire il bene della collettività. Semmai, l'anomalia sono i politici stessi che, invece di perseguire interessi collettivi, perseguono interessi individuali, definiti ad personas. A conferma della bontà del nostro orientamento, ecco le parole del Santo Padre Benedetto XVI, pronunciare ieri in occasione  della XXIV Assemblea plenaria del Pontificio Consiglio per i Laici. Il dicastero vaticano ha scelto come tema di riflessione «Testimoni di Cristo nelle comunità politica»:



DISCORSO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
AI PARTECIPANTI ALLA XXIV ASSEMBLEA PLENARIA
DEL PONTIFICIO CONSIGLIO PER I LAICI

Sala del Concistoro
Venerdì 21 maggio 2010



Signori Cardinali,
Venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
Cari fratelli e sorelle!

E’ con gioia che accolgo voi tutti, Membri e Consultori, partecipanti alla XXIV Assemblea plenaria del Pontificio Consiglio per i Laici. Rivolgo un cordiale saluto al Presidente, Cardinale Stanisław Ryłko, ringraziandolo per le cortesi parole che mi ha rivolto, al Segretario, Mons. Josef Clemens, e a tutti i presenti. La composizione stessa del vostro Dicastero, dove, accanto ai Pastori, lavora una maggioranza di fedeli laici provenienti dal mondo intero e dalle più differenti situazioni ed esperienze, offre un’immagine significativa della comunità organica che è la Chiesa, in cui il sacerdozio comune, proprio dei fedeli battezzati, e il sacerdozio ordinato affondano le radici nell’unico sacerdozio di Cristo, secondo modalità essenzialmente diverse, ma ordinate l’una all’altra. Giunti ormai quasi al termine dell’Anno Sacerdotale, ci sentiamo ancora di più testimoni grati della sorprendente e generosa donazione e dedizione di tanti uomini “conquistati” da Cristo e configurati a Lui nel sacerdozio ordinato. Giorno dopo giorno, essi accompagnano il cammino dei christifideles laici, proclamando la Parola di Dio, comunicando il suo perdono e la riconciliazione con Lui, richiamando alla preghiera e offrendo come alimento il Corpo e il Sangue del Signore. È da questo mistero di comunione che i fedeli laici traggono l’energia profonda per essere testimoni di Cristo in tutta la concretezza e lo spessore della loro vita, in tutte le loro attività e ambienti.

Il tema di questa vostra Assemblea: “Testimoni di Cristo nella comunità politica”, riveste una particolare importanza. Certamente, non rientra nella missione della Chiesa la formazione tecnica dei politici. Ci sono, infatti, a questo scopo varie istituzioni. E’ sua missione, però, “dare il suo giudizio morale anche su cose che riguardano l’ordine politico, quando ciò sia richiesto dai diritti fondamentali della persona e dalla salvezza delle anime… utilizzando tutti e solo quei mezzi che sono conformi al Vangelo e al bene di tutti, secondo la diversità dei tempi e delle situazioni” (Gaudium et spes, 76). La Chiesa si concentra particolarmente nell’educare i discepoli di Cristo, affinché siano sempre più testimoni della sua Presenza, ovunque. Spetta ai fedeli laici mostrare concretamente nella vita personale e familiare, nella vita sociale, culturale e politica, che la fede permette di leggere in modo nuovo e profondo la realtà e di trasformarla; che la speranza cristiana allarga l’orizzonte limitato dell’uomo e lo proietta verso la vera altezza del suo essere, verso Dio; che la carità nella verità è la forza più efficace in grado di cambiare il mondo; che il Vangelo è garanzia di libertà e messaggio di liberazione; che i principi fondamentali della Dottrina sociale della Chiesa - quali la dignità della persona umana, la sussidiarietà e la solidarietà - sono di grande attualità e valore per la promozione di nuove vie di sviluppo al servizio di tutto l’uomo e di tutti gli uomini. Compete ancora ai fedeli laici partecipare attivamente alla vita politica, in modo sempre coerente con gli insegnamenti della Chiesa, condividendo ragioni ben fondate e grandi ideali nella dialettica democratica e nella ricerca di un largo consenso con tutti coloro che hanno a cuore la difesa della vita e della libertà, la custodia della verità e del bene della famiglia, la solidarietà con i bisognosi e la ricerca necessaria del bene comune. I cristiani non cercano l’egemonia politica o culturale, ma, ovunque si impegnano, sono mossi dalla certezza che Cristo è la pietra angolare di ogni costruzione umana (cfr Congr. per la Dottrina della Fede, Nota Dottrinale su alcune questioni relative all’impegno e al comportamento dei cattolici nella vita politica, 24 nov. 2002).

Riprendendo l’espressione dei miei Predecessori, posso anch’io affermare che la politica è un ambito molto importante dell’esercizio della carità. Essa richiama i cristiani a un forte impegno per la cittadinanza, per la costruzione di una vita buona nelle nazioni, come pure ad una presenza efficace nelle sedi e nei programmi della comunità internazionale. C’è bisogno di politici autenticamente cristiani, ma prima ancora di fedeli laici che siano testimoni di Cristo e del Vangelo nella comunità civile e politica. Questa esigenza dev’essere ben presente negli itinerari educativi delle comunità ecclesiali e richiede nuove forme di accompagnamento e di sostegno da parte dei Pastori. L’appartenenza dei cristiani alle associazioni dei fedeli, ai movimenti ecclesiali e alle nuove comunità, può essere una buona scuola per questi discepoli e testimoni, sostenuti dalla ricchezza carismatica, comunitaria, educativa e missionaria propria di queste realtà.

Si tratta di una sfida esigente. I tempi che stiamo vivendo ci pongono davanti a grandi e complessi problemi, e la questione sociale è diventata, allo stesso tempo, questione antropologica. Sono crollati i paradigmi ideologici che pretendevano, in un passato recente, di essere risposta “scientifica” a tale questione. Il diffondersi di un confuso relativismo culturale e di un individualismo utilitaristico ed edonista indebolisce la democrazia e favorisce il dominio dei poteri forti. Bisogna recuperare e rinvigorire un’autentica sapienza politica; essere esigenti in ciò che riguarda la propria competenza; servirsi criticamente delle indagini delle scienze umane; affrontare la realtà in tutti i suoi aspetti, andando oltre ogni riduzionismo ideologico o pretesa utopica; mostrarsi aperti ad ogni vero dialogo e collaborazione, tenendo presente che la politica è anche una complessa arte di equilibrio tra ideali e interessi, ma senza mai dimenticare che il contributo dei cristiani è decisivo solo se l’intelligenza della fede diventa intelligenza della realtà, chiave di giudizio e di trasformazione. È necessaria una vera “rivoluzione dell’amore”. Le nuove generazioni hanno davanti a sé grandi esigenze e sfide nella loro vita personale e sociale. Il vostro Dicastero le segue con particolare cura, soprattutto attraverso le Giornate Mondiali della Gioventù, che da 25 anni producono ricchi frutti apostolici tra i giovani. Tra questi vi è anche quello dell’impegno sociale e politico, un impegno fondato non su ideologie o interessi di parte, ma sulla scelta di servire l’uomo e il bene comune, alla luce del Vangelo.

Cari amici, mentre invoco dal Signore abbondanti frutti per i lavori di questa vostra Assemblea e per la vostra attività quotidiana, affido ciascuno di voi, le vostre famiglie e comunità all’intercessione della Beata Vergine Maria, Stella della nuova evangelizzazione, e di cuore vi imparto la Benedizione Apostolica.


© Copyright 2010 - Libreria Editrice Vaticana


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martedì 18 maggio 2010

La politica della "cricca"

Oggi ci addentriamo in una coltre di fango e di nube che molti chiamano "Tangentopoli 2.0". Poco più di diciotto anni fa, nel 1992, l'Italia veniva devastata dall'inchiesta giudiziaria "Mani Pulite" che aveva comportato lo scoperchiamento del vaso di pandora: corruzioni e tangenti per finanziamento illecito dei partiti politici. 

A vederla così, sembra che Tangentopoli sia stata quasi più nobile rispetto al fenomeno di questi giorni: infatti, mentre nell'era della Prima Repubblica si rubava per finanziare i partiti, oggi si ruba per finanziare sé stessi! Gli unici ad arricchirsi sono i ricchi e non i partiti politici.

Ma cosa sta accadendo? Sta accadendo che si è scoperto un nuovo vaso di pandora e che da questo vaso stanno uscendo molte ipotesi di corruzione e di imbrogli al fine dell'arricchimento personale. Si parla addirittura di conti all'esterno, in Lussemburgo.

Ma chi sono i responsabili? E' difficile a dirsi, ma all'interno di questa famosa "cricca" sembrerebbero esserci uomini politici, industriali, funzionari, artisti e chi più ne ha ne metta. Ciò che però fa male è il pensiero che uomini ricchi continuino ad arricchirsi, anche in maniera illecita e così arriviamo anche al paradosso che chi predica austerità nei conti, è il primo a non esser in grado di rinunciare alla sua ricchezza.

Infatti, in questi giorni, si parla di un piano di austerity e cioè una manovra finanziaria che serva a dare ossigeno ai conti dello Stato attraverso la chiusura dei rubinetti nell'erogazione di servizi. Si parlava di congelamento di pensioni e di riduzioni di stipendi pubblici nonchè di ritardo nell'erogazione delle liquidazioni. Tutte misura che servono per farci stringere la cinghia in un momento di difficoltà.
Solo che mentre ci si aspetta il buon esempio dai politici e dai dirigenti di questo Paese, noi ogni giorno ascoltiamo di nuovi scandali in ordine all'assegnazione di appalti, all'acquisto di case non fatturate, a "regali" compiuti a ministri senza sapere il corrispettivo ecc... Insomma, invece del buon esempio, vediamo solo un cattivo esempio in quanto i ricchi sono i primi che non vogliono perdere nemmeno un euro e sono i primi che continuano ad arricchirsi, nonostante la crisi. Alla fine, a pagare sono sempre i poveri che con la loro onestà pagano anche per i ricchi disonesti e criminali.

Questo fenomeno della "cricca" è una vergogna per questo Paese e spero che la politica abbia la forza per sradicare questo cancro che sta avvelenando le Istituzioni e che sta contagiando ogni settore della vita del Paese, al punto da spingere all'insana idea che è meglio evadere le tasse e rubare piuttosto che pagare e vivere onestamente. Auspichiamo una forte presa di posizione in ordine ai concetti di moralità ed etica che sembrano ormai solo dei lontani ricordi e che sembrano persino aver perso il loro significato a causa dell'abuso che se ne è fatto, in ordine al loro uso terminologico. Sarebbe bello se un giorno, la politica della cricca diventi la politica dell'uguaglianza sostanziale e dell'onestà intellettuale. 

Ah, quando capiremo che il denaro è solo un tesoro di morte e che il vero tesoro è insito nell'aiutare i poveri e i bisognosi? 


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domenica 9 maggio 2010

Ricordando Peppino Impastato


Lungo il corso degli anni, la mafia ha mietuto molte vittime, tra cui magistrati (Falcone e Borsellino), carabinieri (il generale Dalla Chiesa), uomini politici e semplici persone che avevano visto troppo. Purtroppo la mafia è un cancro che uccide intere regioni meridionali (e quasi sicuramente anche settentrionali, anche se in maniera più nascosta): il giudice Paolo Borsellino la definiva come una cappa che toglieva l'aria alla meravigliosa terra della Sicilia. 

Oggi ricorre l'anniversario della scomparsa di un politico il cui nome è stato segno di contrasto alla mafia e al destino che gli è stato riservato, ritrovandosi una parentela mafiosa. Purtroppo sappiamo come i ragazzi legati al mondo mafioso siano destinati a diventare da grandi mafiosi o costretti a vivere nell'ombra e nel silenzio. Giuseppe, invece, ha resistito a questo destino e ha lottato nonostante le paure e nonostante le minacce. Ha rotto con il padre, ha pubblicato giornalini contro la mafia ed è entrato in politica con lo scopo di scoperchiare quel sistema mafioso che soggiogava la sua terra. Purtroppo però è stato ucciso nel silenzio generale, tanto è che ci sono voluti anni prima che si aprisse una vera inchiesta sulla sua scomparsa. 

Ho voluto ricordarlo perchè Peppino è un esempio per tutti noi perchè nonostante il male che aveva di fronte, ha deciso di combatterlo a testa alta, vivendo con onore e dignità senza vendere la propria anima e senza scendere a compromessi. Ha avuto un gran coraggio e io l'apprezzo per questo perchè lui, insieme a gente come Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Caro Alberto Dalla Chiesa, Rocco Chinnici, Nini Cassarà, Don Puglisi (e tutti gli altri che hanno lottato contro questo cancro) rappresentano il bene che non può mai essere spezzato. E' vero la mafia è ancora viva, ma è ancora vivo anche chi la combatte e se oggi c'è qualcuno che ha il coraggio di combatterla come Don Ciotti, questo è grazie a quelle persone che hanno sacrificato la propria vita solo per ridare la vita a coloro che l'avevano perduta per colpa di un male incurabile frutto della malvagità dell'uomo. 

Spero un giorno che questo fenomeno abbia una fine (Falcone la pensava così) perchè è orribile vedere gente che uccide per un nulla per poi sfilare dietro le processioni. Dunque, ricordiamo nelle nostre preghiere questo uomo di nome Giuseppe Impastato che ha vissuto brevemente, ma almeno non ha ceduto al puzzo del compromesso morale e la sua anima ora può riposare tranquilla. 


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martedì 4 maggio 2010

L'Unità di Italia

ROMA - Il presidente della Cei, cardinal Angelo Bagnasco ha dichiarato: ''Credo fermamente che sia opportuno partecipare con tutte le nostre energie culturali e nelle forme piu' varie alle celebrazioni del prossimo anno per i 150 anni dell'Unita' d'Italia''. "La ricorrenza - ha proseguito dovrebbe trasformarsi in una felice occasione per un nuovo innamoramento del nostro essere italiani''. (RCD)

Queste parole sono state pronunciate dal Cardinal Angelo Bagnasco e mi sento di dire che le condivido in toto. Sono contrario ad ipotesi secessioniste che vogliono dividere l'Italia tra nord e sud. Anzi lo trovo ridicolo e soprattutto un'offesa a chi ha fatto di tutto, sacrificando la propria vita, per poter giungere ad un Italia finalmente unita e libera da dominazioni straniere e quindi da conflitti e guerre. Noi siamo un unico Paese e siamo fratelli della stessa Nazione: chi non condivide questo non capisce la bellezza dell'unità e della fratellanza, ma spera sempre nella divisione e nella discordia. 

Ma se vediamo chi sono coloro che vogliono la divisione, ci accorgiamo che il tutto si traduce o in una semplice azione propagandistica oppure nella volontà di dimenticarsi della parte debole per rafforzare la parte forte. L'Italia unita è come una famiglia unita: cosa accade in una famiglia se un membro è in difficoltà? Lo si abbandona a sé stesso o lo si aiuta? E soprattutto come lo si aiuta? Seguendolo oppure dandogli del denaro affinché risolva il problema?

Se siamo una famiglia, allora la parte debole non può essere abbandonata a sé stessa solo perchè rischia di travolgere anche la parte buona. Al contrario, la parte buona e forte deve accompagnare con scrupolo la parte debole per farla uscire dalla sua crisi. Come? Non inviando denaro a pioggia su cui gli sciacalli si possono fiondare, ma seguendo ed educando ed esportando le proprie conoscenze.

L'Unità di Italia è un tesoro che dobbiamo conservare e per farlo noi tutti dobbiamo giocare un ruolo in questa partita: festeggiamo questa ricorrenza e ricordiamoci che siamo tutti fratelli e figli della stessa nazione e che non possono essere problemi economici a dividerci perchè insieme abbiamo superato crisi e guerre e depressioni e sempre insieme usciremo anche dalle divaricazioni e dalle differenze. Il tutto senza minacce, senza imbracciare fucili e senza lanciare anatemi: se volete votare un partito siete liberi di farlo, ma ponete attenzione a chi date fiducia e non seguite chi cavalca l'odio e la discriminazione perchè questo non porta mai a nulla di buono!



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sabato 1 maggio 2010

La festa dei lavoratori e i suoi paradossi


Oggi, si celebra la festa dei lavoratori, ma ci sono già molte incongruenze. Molti hanno pensato di lavorare ugualmente mentre altri si sono fermamente opposti ad onorare questa festa ed altri ancora hanno gridato allo scandalo perchè gli è stato impedito di lavorare. Ma non è l'unica incongruenza, o meglio l'unico paradosso di questa giornata. Il fatto è che oggi noi celebriamo la festa di tutti i lavoratori, in un momento in cui vi sono fasce di disoccupazione in costante aumento e in un momento in cui vi sono ancora morti bianche.

Che dire: la prima cosa che mi viene da dire è che la Chiesa ha ragione: questa è una festa che va onorata e non si può sempre anteporre l'ideale del commercio e del danaro. In secondo luogo troverei alquanto ingiusto che un datore di lavoro che voglia lavorare, debba costringere i suoi dipendenti a lavorare in questa giornata. Questa è una giornata importante perchè il lavoratore finalmente si può riposare e festeggiare la sua dignità di lavoratore. Non è un caso che oggi celebriamo la figura di San Giuseppe lavoratore proprio perchè quest'ultima rappresenta la dignità del lavoratore, una dignità che oggi viene molte volte calpestata o scavalcata da logiche opportunistiche di mercato. Con sempre il dollaro che viene posto dinanzi a tutto...

Ma oggi, come detto, è un pò particolare perchè non è facile festeggiare sapendo la crisi in cui viviamo: cassintegrazione, mobilità, precarietà e disoccupazione rendono il mondo del lavoro non un mondo che abbia poi così tanta voglia di festeggiare. E ieri ho letto sul giornale come un politico anteponga la forma alla sostanza pur in un momento così delicato. Un ministro (mi astengo dal nominarlo per evitare interferenze) ha impugnato una legge regionale, se non sbaglio pugliese, che stabilizzava la bellezza di ottomila precari nel comparto ospedaliero. Il vizio di forma risale alla lesione delle ripartizioni delle competenze Stato-regioni. Al di là di questo fattore tecnico-giuridico, io mi chiedo cosa penseranno quelle ottomila persone che dopo aver avuto il sogno del posto fisso, ora lo vedono scomparire di nuovo e tramutarsi in un incubo solo perchè la forma non può essere sacrificata alla sostanza. Insomma, siamo in un momento tragico dal punto di vista dell'occupazione e noi ci impuntiamo su questioni di forma? Io mi aspetto che l'impugnazione non abbia buon fine o che il governo allora prenda in mano la situazione e stabilizzi quegli ottomila precari al posto della regione. Anzi, quello che vorrei, è una presa di posizione forte contro questa deriva precaria perchè vivere in un mondo in cui non vi è nemmeno più la possibilità di lavorare, è un mondo vuoto e incapace di esser vissuto. L'uomo ha ricevuto la dignità del lavoro da Dio stesso: e noi non siamo nemmeno in grado di garantire questa dignità perchè vi devono sempre essere interessi superiori o settoriali. E sinceramente, io vorrei una politica in grado di lavorare su questo aspetto, invece di lavorare solo su stessa.

Infine, c'è un ultimo e più doloroso paradosso: le morti bianche. Oggi celebriamo i lavoratori, ma ci dobbiamo ricordare anche delle centinaia di migliaia di vittime del lavoro. Non è il momento di pensare alle responsabilità, anche se avrei molto da dire, ma voglio solo dedicare loro un pensiero con la speranza che in futuro, non ci perda più il bene prezioso della vita per negligenza altrui o propria. Consideriamo il lavoro seriamente e consideriamo la sicurezza sul lavoro un bene imprescindibile e un obiettivo di gestione aziendale: perchè se continueremo a considerare la sicurezza sul luogo di lavoro, come un costo o come un peso (economico per le imprese, di perdita in termini di tempo per i lavoratori) allora ogni giorno, continueremo a leggere di morti bianche. E sinceramente, morire per il lavoro, in un epoca che si autoproclama evoluta e moderna, è alquanto paradossale...

Un augurio a tutti i lavoratori d'Italia e del mondo intero!!!!!



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venerdì 9 aprile 2010

Accogliere gli immigrati del mare

Già in passato, la Vigna, si è interessata del fenomeno dell'immigrazione che molti vedono come una minaccia.Una minaccia che ha spinto i nostri governanti ad intraprendere un percorso di respingimento delle imbarcazioni sulle quali viaggiano molti fuggiaschi. Molti di essi avrebbero il diritto di richiedere il diritto di asilo, ma sembra che le autorità del nostro Paese, se lo siano dimenticato.  In questi giorni, Monsignor Marchetto ha puntato l'indice contro il trattamento riservato ai migranti i quali, vengono respinti verso Paesi nei quali li attende la prigionia (in condizioni per lo più disumane) e, nei peggiori dei casi, la morte. Queste le parole di Monsignor Marchetto:


(ASCA) - Roma, 9 apr - ''Le intercettazioni e i decentramenti operati dalle 'autorita' europee' in molti casi rende impossibile a migliaia di persone di raggiungere la costa nord del Mediterraneo, o persino di lasciare il loro Paese di origine o di transito''. Lo rileva, ribadendo la sua condanna della politica dei 'respingimenti', mons. Agostino Marchetto, segretario del Pontificio consiglio dei migranti, nel suo intervento previsto per domani in occasione della II Conferenza Europea del Consiglio Nazionale Francese-Scuola Superiore dell'Avvocatura, in programma a Roma sul tema ''I diritti umani e fondamentali nella formazione dell'avvocato europeo''. In particolare, mons. Marchetto ricorda che ''nel passato mese di settembre un rapporto del 'Human Rights Watch' denunciava l'intercettazione da parte delle guardie costiere italiane di migranti e richiedenti asilo africani che navigavano nel Mediterraneo... respingendoli forzatamente in Libia, come previsto da un accordo bilaterale con quel Governo, e cio' senza valutare la possibilita' che vi fossero fra di loro rifugiati o persone in qualche modo vulnerabili''. ''In Libia pero' esistono centri di detenzione e di rimpatrio dove le condizioni variano da accettabili a disumane e degradanti. E l'accesso a questi centri e' difficile per cui e' arduo monitorare il rispetto in essi dei diritti umani, tenendo poi conto che tale Paese non ha aderito alla Convenzione di Ginevra del 1951, ne' al relativo Protocollo del 1967, e non riconosce l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati'', prosegue l'arcivescovo, ricordando che un simile accordo e' stato stipulato anche tra Spagna e Marocco. Mons. Marchetto condanna la ''tendenza, tra i Paesi europei, di delocalizzare i controlli delle frontiere, incoraggiando i loro partner delle coste meridionale del Mare nostro, Mare dei diritti, ad effettuare controlli più' rigidi sui migranti, ma dando loro la possibilità' di chiedervi asilo. Ci sono pero' serie questioni umanitarie connesse a tale tendenza, anche per la situazione concreta di vari Paesi''. ''Per avere un'idea della gravita' della questione - prosegue - basti pensare che il diritto a emigrare e' incluso nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948, anche senza ricorrere alla dottrina sociale della Chiesa, che pure e' esplicita in materia''. ''Il fatto paradossale - osserva l'arcivescovo - e' che molti Paesi europei riconoscono come rifugiati persone che sono arrivati nel loro territorio per via non marittima, ma provenienti dagli stessi Paesi da cui giungono i migranti intercettati e respinti nel mare nostro, nel mare dei diritti''. ''Confermo - conclude quindi mons. Marchetto - la mia posizione di condanna a chi non osserva il principio di non refoulement, che sta alla base del trattamento da farsi a quanti fuggono da persecuzione. E mi domando se in tempo di pace non si riesce a far rispettare tale principio fondamentale del diritto internazionale umanitario, come si farà' a richiederne l'osservanza in tempo di guerra. E la domanda si può' estendere alla questione della protezione dei civili durante i conflitti, che viene cosi' indebolita nella sua radice, comune, umanitaria''. FONTE

La Vigna si schiera al fianco di Monsignor Marchetto e condivide la linea del suo pensiero. Non è giusto condannare degli esseri umani che cercano di sfuggire da persecuzioni, violenze e guerre. Gesù ci ha detto di accogliere il forestiero e non di cacciarlo (...  Ero forestiero e mi avete accolto...): dunque, a coloro che detengono il potere per farlo, noi chiediamo di ammettere i rifugiati per dar loro finalmente quella pace che non hanno, forse, mai conosciuto ... 

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Lo straniero non è un alieno pericoloso, non è un ruba-lavoro o un assassino; lo straniero è un uomo come noi, che sfugge dalle persecuzioni del suo Paese.

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mercoledì 31 marzo 2010

Valori non negoziabili

Il comunicato finale del Consiglio Permanente della CEI, si è soffermato sul tema degli abusi, mostrando la solidarietà al Papa e ovviamente anche alle vittime. Ma ciò che interessa questa sezione, è l'ultima parte del comunicato che mostra i valori non negoziabili che dovrebbero ispirare l'azione politica e sociale nel nostro Paese. Ecco di seguito, lo stralcio del comunicato:


I «valori non negoziabili» rappresentano «la ragione e la missione dell'impegno dei cattolici nell'azione politica e sociale». Sempre citando la prolusione del card. Angelo Bagnasco, i presuli riaffermano che tali valori «non negoziabili» sono: «la dignità della persona umana, incomprimibile rispetto a qualsiasi condizionamento; l'indisponibilità della vita, dal concepimento fino alla morte naturale; la libertà religiosa e la libertà educativa e scolastica; la famiglia fondata sul matrimonio fra un uomo e una donna». «È solo su questo fondamento – continua la prolusione del cardinale presidente – che si impiantano e vengono garantiti altri indispensabili valori come il diritto al lavoro e alla casa; la libertà di impresa finalizzata al bene comune; l'accoglienza verso gli immigrati, rispettosa delle leggi e volta a favorire l'integrazione; il rispetto del creato; la libertà dalla malavita, in particolare quella organizzata. Si tratta di un complesso indivisibile di beni, dislocati sulla frontiera della vita e della solidarietà, che costituisce l'orizzonte stabile del giudizio e dell'impegno nella società. Quale solidarietà sociale, infatti, se si rifiuta o sopprime la vita, specialmente la più debole?».

«Non può avere solide basi una società, che – mentre afferma valori quali la dignità della persona, la giustizia e la pace – si contraddice radicalmente accettando e tollerando le più diverse forme di disistima e violazione della vita umana, soprattutto se debole ed emarginata».


Questi sono valori non negoziabili e che quindi non possono essere posti in secondo piano, come spesso accade. In passato, ci siamo occupati molto della crisi economica a causa dei suoi risvolti sul mondo del lavoro. Parliamo di disoccupazione molto alta, di precarietà del lavoro e quindi di precarietà della famiglia. Mentre, come il comunicato ribadisce, la società deve essere fondata sul matrimonio, la precarietà ostacola questo disegno, spingendo gli uomini e le donne ad evitare il matrimonio, preferendo una soluzione di convivenza di fatto. Oggi, si è anche appreso che in Italia vi è una continua diminuzione delle nascite dovute al fatto che pochi decidono di avere dei figli e il motivo risiede sempre nella precarietà del lavoro. Ecco perchè anche noi ci accodiamo a questo comunicato perchè riteniamo la vita, il lavoro e il matrimonio valori non negoziabili e linee direttrici di una buona politica, una politica non di parole, ma di azioni concrete poste al servizio della collettività.

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martedì 23 marzo 2010

In difesa dell'acqua

Mik, nel suo angolo, ha presentato un'iniziativa di carità che punta nel fornire acqua a chi non ne ha. Giustamente, ha presentato l'acqua come un bene prezioso per l'umanità che Dio ha dato a tutti e non solo a pochi privati per lucrarci sopra. 

Lo scorso sabato, a Roma, vi è stata una grande manifestazione di circa 200.000 persone, in difesa dell'acqua. Infatti, un decreto governativo, tenderebbe a privatizzare questo bene prezioso, concedendone la gestione a soggetti non pubblici, i quali avrebbero l'unico interesse nel guadagnarvi il più possibile, quindi anche a discapito di disservizi o chiusura di fontane pubbliche. La Vigna del Signore si schiera in difesa dell'acqua insieme alle altre associazioni cattoliche che hanno fatto sentire la loro voce. Quello che segue è un articolo tratto da Articolo21, che parla proprio della manifestazione di sabato scorso:


  Roma - L'età non conta. E le differenze geografiche articolano il discorso su scala locale. Dalla Sicilia alla Val d’Aosta, l’Italia ieri si è data appuntamento a Roma per dire No alla privatizzazione del servizio idrico. «La Terra non è un supermercato e l’acqua non è una merce». In 100mila hanno sfilato lungo le strade della Capitale per ribadire la volontà di riappropriarsi di un bene, indispensabile alla vita. Dalla legge Galli, in vigore dalla metà degli anni 90, al decreto Ronchi, approvato dall’ultimo governo che ieri manifestava dall’altro lato della città, le tappe del processo di privatizzazione delle reti sono chiare a chi, con entusiasmo e determinazione è sceso in piazza per far sentire la propria voce. Comitati territoriali, associazioni ambientaliste, organizzazioni di consumatori, Verdi, sindacati di base e liberi cittadini, d’accordo sullo stesso punto: «La privatizzazione dell’acqua va fermata».
L’acqua è la trama, il filo conduttore di un discorso più ampio che inizia con la parola “democrazia” e termina con “ecologia”. «Non sarà certo un privato a garantire quelle politiche di risparmio idrico che è urgente mettere in campo - dice Gianluca, 31 anni, originario di Livorno -. Lo spreco dell’acqua diverrà funzionale al profitto, del resto chi investe nel settore lo fa per guadagnarci». Alle considerazioni di Gianluca si unisca anche Cinzia, da Milano: «Il mondo va incontro a una penuria d’acqua - dice -. A causa dello sperpero continuo, delle modificazioni climatiche e della crescente pressione della popolazione, la risorsa sta gradualmente diminuendo. L’acqua va risparmiata gelosamente. Non possiamo lasciare che venga trasformata in un business».

«No al decreto Ronchi» grida a più riprese la folla. «Da quando è iniziata la privatizzazione del servizio idrico - dice Elisabetta, arrivata da Benevento - le tariffe sono lievitate e la qualità dell’acqua è peggiorata. Quale futuro lasceremo ai nostri figli?». Alle preoccupazioni di ordine etico si sommano quelle economiche ed ecologiche. Vandana Shiva nel suo ultimo libro Le guerre dell’acqua diceva che la crisi idrica è una crisi ecologica che ha ragioni commerciali, ma non soluzioni di mercato. E il popolo dell’acqua ne è consapevole e vuole partecipare alle scelte che riguardano il suo futuro. «Dove ci sono beni comuni - dice Martina, da Torino - c’è comunità, partecipazione e democrazia. Impedire la privatizzazione del servizio è fondamentale».

Così la intende il movimento blu, la battaglia per l’acqua è una battaglia per la democrazia. E a dargli manforte sono arrivati anche i popoli del sud del mondo che alle spalle hanno anni di lotte e resistenza. Sulla stessa onda, anche il presidente dei Verdi, Angelo Bonelli : «C’é chi vuole fermare l’idea di democrazia partecipata - ha detto - e questa per l’acqua è una manifestazione emblematica della volontà dei cittadini di poter decidere. A San Giovanni manifestano per la libertà, ma visto che sono loro al governo se c’é un problema di libertà se la devono prendere con sé stessi».

Per la restituzione delle reti idriche, il Forum dei movimenti dell’acqua, assieme a tante altre realtà locali ha portato in corteo una proposta: tre referendum abrogativi, che nel loro insieme, vanno a modificare quelle norme che hanno reso possibile la privatizzazione dell’acqua. Oltre il decreto Ronchi, dagli anni 90 ad oggi. Dallo spazio gli astronauti commossi guardavano la Terra, fatta per tre quarti d’acqua e la chiamavano il «pianeta blu». Chi è sceso in piazza ieri, con tutta probabilità non salirà mai su una navicella spaziale, non potrà mai assistere a quello spettacolo, ma è disposto a mettere in gioco le proprie energie per difendere tutto quel «blu». FONTE

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lunedì 22 marzo 2010

Manifestazione di Libera contro le mafie

Lo scorso sabato, 20 Marzo 2010, a Milano ha avuto luogo una manifestazione bellissima, organizzata dalla Fondazione Libera fondata da Don Luigi Ciotti. Una manifestazione in memoria delle vittime di mafia. Questo è uno stralcio dell'articolo di Michele Serra, de la Repubblica:

 ... Ieri (sabato, ndr) a Milano camminare nel corteo di Libera, in mezzo a un mare di ragazzi, e ritrovarsi in piazza Duomo con i parenti dei caduti di mafia, dava la sensazione consolante di vivere in un Paese ancora in piedi. Ma pur sempre un Paese dove un prete, don Luigi Ciotti, gira scortato da vent'anni per avere osato mettere in piedi una rete antimafia solida e soprattutto efficace: gente che crea lavoro e libertà amministrando i beni sequestrati ai boss, ai clan di assassini e di scrocconi che vivono alle spalle del Meridione. Lavoro contro furto, coraggio contro paura, società contro tribalismo, libertà contro servitù. In un Paese massacrato dall'illegalità e dal basso cabotaggio politico, quello di don Luigi è un esempio lampante di opposizione: perché nonostante sia, in democrazia, un vero e proprio paradosso, legalità e opposizione in Italia sono concetti spesso coincidenti. Da quindici anni Libera commemora ogni anno i caduti di mafia. Ora chiede di istituire ufficialmente, ogni 21 di marzo, primo giorno di primavera, una giornata nazionale in memoria di quei morti. La politica è d'accordo solo in parte: c'è una destra (per fortuna non tutta) che detesta Libera e don Luigi perché, quasi pavlovianamente, quando sente parlare di legalità pensa subito all'opposizione e ai "rossi".

Michele Serra su Republica - 21 marzo 2010

Ecco il video intervento di Don Luigi Ciotti:




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mercoledì 17 marzo 2010

La crisi che non c'è colpisce ancora

E' passato quasi nel silenzio, ma un'anima ci ha lasciata perchè esasperata. Noi ci siamo ultimamente soffermati in questo spazio, della crisi economica e dell'oscurantismo politico-mediatico del problema. La politica dell'ottimismo si è rivelata inadeguata e priva di soluzioni sicure e determinate. 

Un'anima se ne andata perchè esasperata e la crisi aggiunge un nuovo nome sul muro del pianto. In televisione non se ne è nemmeno parlato perchè ormai  non fa audience e disturba i potenti e rischia  di svegliare le coscienze assopite. 

Noi ci siamo sempre sentiti al fianco di queste persone in difficoltà: avremmo voluto dare un aiuto concreto, ma ahimè non siamo ancora in grado di fare simili cose. Rinnoviamo il nostro invito per chi vuole un aiuto morale, spirituale. E ricordiamo che ci sono strutture come la Caritas che danno aiuto materiale.

Poi, una mattina, mi alzo e leggo il giornale. Cosa vi trovo? Gli stipendi dei parlamentari e allora rimango molto addolorato. Colui che predica ottimismo, ha un conto in banca che supera l'immaginazione. Coloro che minimizzano, hanno redditi da far girare la testa. Nasce spontanea una domanda nella mia testa: ma costoro, possono capire la crisi? Possono questi uomini immedesimarsi in quei lavoratori cassintegrati o in quei lavoratori licenziati in tronco? Possono questi nostri rappresentanti capire la povertà e la miseria? 

Se uno parla di riduzione degli stipendi dei lavoratori, non fa scandalo perchè siamo in crisi e dobbiamo stringere la cinta per superarla. Ma chi spiega a quei lavoratori il sacrificio quando vede che chi lavora per loro guadagna simili cifre nonostante la crisi? Questo vuol dire che la crisi la deve pagare il povero, ma non il ricco? Ricordo quando un parlamentare, se non sbaglio dell'Italia dei Valori, andò in Parlamento presentando un disegno di riduzione percentuale delle retribuzioni parlamentari. Venne respinto e tacciato di populismo. Cioè, secondo lor signori, quel parlamentare voleva solo farsi vedere. Ma se si tocca lo stipendio loro è populismo, e allora se si tocca lo stipendio di un operaio è normale?

Molti parlamentari si dichiarono fermi cristiani e guai a chi tocca il Crocifisso: ma Gesù non diceva di aiutare il prossimo e di dividere le proprie sostanze? Giovanni il Battista disse le cose in modo chiaro, rivolto proprio a chi era nel guadagno:

In quel tempo le folle interrogavano Giovanni dicendo: "Che cosa dobbiamo fare? ". Rispondeva "Chi ha due tuniche, ne dia una a chi non ne ha; e chi ha da mangiare, faccia altrettanto". Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare, e gli chiesero "Maestro, che dobbiamo fare? ". Ed egli disse loro "Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato". Lo interrogavano anche alcuni soldati "E noi che dobbiamo fare? ". Rispose "Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno, contentatevi delle vostre paghe". 

“Chi ha due tuniche, ne dia una a chi non ne ha…” questo ci insegna Gesù ed è il principio base della carità cristiana, carità non intesa come elemosina, ma come sostegno fattivo e costruttivo al lavoro di chi ogni giorno spende la propria vita al servizio della comunità.

Dicono che c'è distacco tra la politica e la società civile: c'è ancora qualcuno che si chiede perchè?

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sabato 13 marzo 2010

Politica "grottesca"

Proprio in questo momento è in scena una bellissima manifestazione, quasi una festa del popolo, riunita in nome di una vera democrazia. 

Al di là dei motivi di natura politica, mi piace vedere queste manifestazioni perchè significa che vi è interessamento del popolo alle vicende del Paese e che il menefreghismo tipico dei popoli, si sta attenuando. Certo vi è bisogno di equilibrio perchè si rischia l'esasperazione o l'estremismo, ma nel complesso sono belle manifestazioni di democrazia.

D'altronde, democrazia vuol dire governo del popolo, ed è giusto che il popolo partecipi attivamente e non passivamente alle vicende del Paese. Mi spiace che alcuni politici pensano che si tratti di una poltiglia o di un conglomerato grottesco, ma bisogna saper accettare il popolo e non negare il suo giudizio. Il popolo non può essere chiamato in causa solo per ratificare le elezioni, ma deve essere chiamato in causa in ogni questione di notevole importanza. E quando il popolo vuole protestare in via pacifica, nessuno glielo dovrebbe impedire. Mancar di rispetto a queste persone è grave secondo me, perchè si delegittima la sovranità popolare.

Stessa cosa vale per gli scioperi perchè uno sciopero ha sempre un fondamento e non lo si può ridurre solo a politica e indottrinamento. Grazie allo sciopero, il lavoratore ha guadagnato la dignità e le condizioni di lavoro di cui può godere oggi. E come dice la dottrina sociale della Chiesa Cattolica, il lavoro è fondamentale e deve garantire un esistenza dignitosa per il lavoratore e la sua famiglia (come del resto ha voluto Dio, quando scacciò Adamo dall'Eden...) Quando questa possibilità viene meno, è normale manifestare il proprio disagio specie in un momento in cui si tende a perdere quelle conquiste che le lotte sindacali avevano prodotto nei decenni passati. Ecco perchè quando il Ministro Sacconi ha ridotto subito l'entità dello sciopero, mi sono sentito un pò arrabbiato perchè anche se a protestate fosse un solo uomo, quell'uomo ha diritto di essere ascoltato e aiutato. Invece, e devo dirlo nonostante la mia imparzialità, il Governo non mostra molto interesse verso questi lavoratori: e abbiamo visto che mentre si nega la crisi, ben diciannove persone si sono suicidate a causa proprio di questa crisi. 

Assistiamo ad una politica basata solo su botta e risposta degni dei bambini delle scuole elementari, ma vediamo un abbandono delle classi meno abbienti che si ritrovano in una situazione sempre più precaria; quindi aumenta il dislivello tra ricchi e poveri. I ricchi si arricchiscono e i poveri si impoveriscono. Meno male che la Caritas interviene fornendo l'aiuto più necessario come il cibo. Ma so che un uomo vorrebbe mangiare del proprio lavoro e vorrebbe mantenere la propria famiglia con il proprio lavoro. La domanda è: chi può ridargli la possibilità e la dignità per farlo?

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mercoledì 3 marzo 2010

Per la libertà di informazione


Come saprete, un regolamento al quanto controverso, in attuazione della legge sulla par condicio, ha cancellato le trasmissioni di approfondimento politico quali Annozero, Ballarò, Porta a Porta e Ultima Parola. Il motivo apparente è legato alla par condicio da rispettare nel prossimo mese per garantire l'imparzialità nelle elezioni regionali prossime del 28 marzo.

Io come cittadino italiano, mi sento deluso da questo provvedimento perchè credo nella libera informazione in libero Stato. Anzi, ritengo che l'informazione libera sia la base della democrazia e unico modo per poter informare i cittadini e spingerli a votare nel modo giusto. Un voto senza conoscenza è un voto fasullo e non rappresentativo. 

Per questo, appoggio la protesta dei giornalisti RAI e della Federazione Nazionale Stampa Italiana, unendomi a loro in questo sforzo di ribellione ad un atto autoritativo e non democratico. Deve essere assolutamente garantita la libertà di espressione e il popolo ha diritto ad essere informato sui fatti che riguardano coloro che li rappresentano e che sono lautamente pagati per questo. 



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venerdì 26 febbraio 2010

Non informazione, ma distorsione

Il TG1 di oggi ha parlato di assoluzione per l'avvocato inglese David Mills, coimputato di Silvio Berlusconi, coinvolto nel processo per corruzione. Nulla da dire se non fosse che David Mills non è stato assolto, ma il suo reato è stato riconosciuto prescritto, il che vuol dire che David Mills è colpevole del reato ascritto, ma non può essere più perseguito a causa della prescrizione del reato.

Ho iniziato quest'articolo così perchè penso sia emblematico dello stato in cui versa l'informazione nel nostro Paese. E questo è un esempio, per così dire, politico, ma la disinformazione viaggia su molti fronti. Primo fra tutti, il fronte economico protagonista di una crisi molto dura che sta presentando risvolti tragici. In secondo luogo, molte vicende vengono oscurate e vengono posti in evidenza solo benessere e felicità.

Da cittadino italiano mi vergogno, per molti aspetti, di avere un tipo di informazione che privilegia gli aspetti positivi, marginando il resto perchè negativo e quindi perchè potrebbe portare la gente a riflettere e a pensare. Quando io vedo in televisione che mi dicono che la crisi è finita e che i problemi sono solo figli di una tragicità che accomuna gli oppositori politici, mi sento male. Perchè? Perchè mi affaccio dal balcone e vedo con i miei occhi. Vedo negozi chiudere, vedo case in vendita che nessuno compra, vedo macchine sequestrate messe in mostra, vedo persone che chiedono la carità e vedo persone costrette a rivolgersi al parroco perchè non hanno da mangiare nemmeno il pane per i bambini. Allora, mi chiedo: ma l'informazione non dovrebbe aiutarci a denunciare questo stato di cose? Sono un illuso a pensare che un servizio pubblico mi dovrebbe aiutare, informandovi su quello che realmente accade, in modo tale che possa io scendere e dare il mio aiuto? E' possibile che devo aspettare che un gruppo di persone venga in Chiesa pregandoci di dare un aiuto che non vedono?

Io mi sono sentito male nel sentire queste notizie perchè mi fa male pensare ad un mondo che ancora continua ad essere dominato dalle ingiustizie e dal potere di pochi. Mentre i telegiornali mostrano le ville lussuose, gli yacht sfavillanti e le nuove macchine appena prodotte, metà della popolazione vive tra la miseria e la povertà, tra chi riesce a malapena ad arrivare a fine mese e chi invece non ha nemmeno i soldi per arrivare alla prima settimana del mese! 

Mi sono sentito male quando ho visto l'Abruzzo con occhi diversi da quelli che i telegiornali mi avevano costruito. Ho visto la gente che non se la spassava. Ho visto la gente in lacrime perchè tradita. Ho visto la gente gridare ed offendere i giornalisti. Dovrei dire che non bisogna offendere nessuno, ma chi glielo dice a loro che accendono la TV e vedono che stanno bene grazie al governo, quando invece stanno soffrendo? Le macerie sono ancora lì, a ricordare loro quella notte tremenda: una notte in cui hanno perso la casa, la famiglia, i propri cari mentre c'era chi rideva nei letti, sfregandosi le mani per l'occasione imperdibile di poter lucrare. 

Molti mi dicono: "Svegliati, è così che va il mondo. Adeguati". Ma io dico che il mondo va così perchè noi lo mandiamo avanti così. Il mondo va così perchè ci siamo dimenticati i valori, ci siamo dimenticati la moralità e ci siamo dimenticati che noi siamo temporanei su questa terra e non eterni. Loro mi dicono  di svegliarmi, ma non sanno che i veri addormentati sono loro: perchè il male che compiono oggi, verrà pagato fino all'ultimo centesimo domani! E allora non ci saranno scuse, non ci saranno posti di lavoro da salvaguardare: perchè si è scelti di salvare la propria vita, ma a costo dell'anima!

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martedì 23 febbraio 2010

Situazioni disperate

Oggi, inauguriamo questo nuovo spazio, o meglio, questo nuovo look dell'angolo politico, con un paio di riflessioni. Inizialmente volevo porre l'accento sul fatto del giorno e cioè quell'ombra di corruzione che aleggia sul nostro sistema, ma questa mattina, ho letto una notizia che mi ha fatto cambiare idea. A Padova, un imprenditore non riesce a pagare gli operai e si uccide. Venti dipendenti da sei mesi senza stipendio. L’uomo, 45 anni, domenica ha deciso di dire basta: ha lasciato quattro lettere a socio, compagna e ai due figli e si è impiccato nel suo appartamento a Vo'.

Già in passato abbiamo affrontato la questione, o meglio l'emergenza economica a fronte di un disinteressamento globale, specialmente politico (capace sì di porre dei tamponi come la cassa integrazione, ma incapace di percepire il disagio e la povertà). Segnaliamo il grande aiuto, invece, offerto dalla Caritas che sta nutrendo centinaia e centinaia di persone rimaste senza cibo. Ma la situazione è drastica e dopo aver letto questa notizia, mi sono sentito un pò in colpa perchè abbiamo l'abitudine, in questi tempi, di scaricare le colpe sugli imprenditori che pensano a lucrare e non si interessano dei propri dipendenti e delle loro vite. Questa notizia dimostra invece che, come ogni cosa, ci sono delle eccezioni e cioè persone-imprenditori che hanno a cuore la sorte dei loro dipendenti, al punto da suicidarsi. Non fraintendetemi: MAI è legittimo il suicidio. E' solo che ho provato compassione per quest'uomo che poteva fregarsene dei suoi dipendenti (come molti) ed invece è arrivato al punto di togliersi la vita. Un gesto molto grave perchè la vita è dono di Dio e non siamo noi a decidere il momento della morte, ma Dio. Ecco perchè, approfitto di questa sede, per ribadire l'importanza dell'assistenza, del soccorso, dell'aiuto da parte di tutti noi e soprattutto, del mondo politico. Nel momento in cui sto in una situazione di crisi e non vedo via d'uscita, ho bisogno dell'aiuto del mio prossimo: non ho bisogno che il mio prossimo mi dica che la crisi sta finendo e che bisogna essere ottimisti. Me la prendo molto con le televisioni, con i giornali, con i politici che chiudono gli occhi e che vogliono chiudere gli occhi anche del popolo, tenendolo all'oscuro, drogandolo con programmi spazzatura e con finte promesse che non si avvereranno mai. 

La situazione reale è di un Paese che sta crollando e che non trova aiuto in chi dovrebbe garantirglielo. A me dispiace, perchè non vorrei provare mai questi sentimenti negativi, ma ci sono molte ingiustizie e i fatti di oggi, come l'inchiesta sulle corruzioni, sta mostrando il volto di queste ingiustizie. Noi vogliamo che sia dato aiuto a chi ha bisogno di aiuto, non solo nei momenti elettorali, ma sempre. Noi vogliamo che la persona sia posta al centro dell'attività politica ed economica e non che sia solo un contorno o un birillo o una pedina. L'uomo ha diritto a lavorare, l'uomo ha diritto a mantenere la propria famiglia con dignità: e questa non può essere comprata con false promesse e con spot elettorali. 

C'è bisogno di una nuova sinergia, c'è bisogno di un riavvicinamento tra istituzioni e mondo reale perchè altrimenti episodi simili, accadranno sempre di più, e alla fine, non verranno nemmeno più comunicate. A chi è in difficoltà, non si abbatta: la vita vale più di ogni cosa e niente può giustificarne la fine, se non la Volontà di Dio. Chiedete aiuto, se avete bisogno di parlare, noi siamo qui e molti altri sono lì per voi. La Caritas, ad esempio, sta dando un aiuto enorme fornendo viveri e generi alimentari. La dignità dell'uomo è anche saper vivere al di là di tutto: saper resistere alle intemperie e confidare nel Signore perchè chi confida in Gesù Cristo, non è mai solo. Ascoltiamo dunque, le parole del Santo Padre che, ci ricordano come potere e orgoglio non valgano niente e che invece conta la vita, la fede e la famiglia. 

E se c'è scelta, scegliete come vostro rappresentante un uomo onesto: non votate il logo, non votate il disegno, non votate il partito, ma votate l'uomo: sceglietelo con cura e non sottovalutate questo aspetto. In alcune regioni, come la Puglia, la scelta è stata fondamentale e quell'uomo politico ha potuto salvare la vita di moltissime persone. Quindi è un nostro dovere votare con criterio logico e non con criterio ideologico o pubblicitario o famoso. E se qualche politico, chissà per sbaglio, si trovi a leggere queste parole, pensi al risveglio della sua coscienza perchè essa ben presto, farà sentire la sua voce e tutto l'oro del mondo, non servirà per farla tacere. Gesù diceva: "A chi ha orecchi per intendere, intenda"

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venerdì 29 gennaio 2010

CRISI ECONOMICA E POLITICA

Torno in questo spazio in cui si cerca di parlare un po’ di politichese. A volte, mi sento quasi in imbarazzo nell’affrontare certe questioni di natura politica, ma poi mi rendo conto che non c’è niente di male se un cristiano affronta anche la vita istituzionale del mondo temporale. Tempo fa, ascoltai un famoso parroco il quale disse come, in realtà, il senso di laicità era anche dentro noi cattolici e lui stesso, che era un uomo consacrato, sapeva che non avrebbe potuto chiudere gli occhi dinanzi a ciò che accadeva nel mondo, solo per il fatto di essere un prete. 

Fatta questa premessa (che in futuro mi piacerebbe approfondire) torno sull’argomento del giorno: la crisi economica e la risposta politica. Ieri sera ho visto in televisione, il noto programma di approfondimento condotto da Michele Santoro, “Annozero”. Ebbene sì, lo ammetto: ho visto Santoro anche se tutti dicono che è un uomo di parte, poco professionale, che è un criminoso ecc… Le chiacchiere sono sempre inutili e infatti Santoro mi è sembrato un conduttore ottimo e nemmeno così di parte come vogliono far credere. Va lodato però, perché è stato uno dei pochi a dar voce a uomini abbandonati e dimenticati dal popolo e soprattutto dai politici che loro stessi hanno votato.

Santoro ha mostrato la situazione di 18 dipendenti della FIAT di Termini Imerese, licenziati da un momento all’altro, e ha dato voce e spazio a questi uomini che, pur di difendere il proprio posto di lavoro e quindi il proprio diritto di lavoro e il proprio futuro, sono rimasti per settimane su di un tetto sotto il freddo gelido e le intemperie. Mentre essi venivano oscurati dalla maggior parte delle televisioni, ieri sera hanno potuto mostrare il loro disagio e la loro situazione. E allora mi sono chiesto: ma da chi siamo governati? Chi sono i preposti alla nostra tutela e sicurezza? Chi lavora per noi? Un politico, che sia a livello locale, regionale o nazionale, deve avere come suo compito principale e quasi come missione, quella di pensare ai propri cittadini che rappresenta. Questo non è un semplice lavoro o un semplice incarico, ma è una missione: prendersi cura dell’interesse collettivo e affrontare i vari problemi che sorgono. Ieri sera, vicino a quei dipendenti in protesta, non c’era nessun politico. Non c’era nessun dirigente dell’impresa. Sono stati abbandonati e hanno mostrato la faccia di una politica lontana dalla società civile e ormai rimasta legata solo a schemi di potere. In Puglia, abbiamo assistito ad un fantastico risultato legato alle primarie per la scelta del candidato politico del centrosinistra alle prossime elezioni regionali. La gente, come saprete, si è espressa a favore di Nichi Vendola. Perché introduco quest’episodio? Perché la gente ha sconfitto i giochi di potere che il partito di centrosinistra stava compiendo per arrivare prima alla poltrona. Eliminare Vendola per cercare una coalizione vincente. Il risultato, dunque, non era cercare l’interesse cittadino, l’approntare un programma politico che recepisse le istanze e le esigenze delle persone: esso era rivolto a vincere soltanto il diritto di sedersi sulla poltrona. E’ questa è una cosa vergognosa.

In molti Paesi europei e non, in questi mesi di crisi economica, il Parlamento ha funzionato per affrontare due temi in particolare: la ricerca e il lavoro. In Italia, sono mesi che si parla solo di processo breve e di legittimo impedimento e di ripristino dell’immunità parlamentare. Dov’è il lavoro? Dov’è la ricerca?

Stiamo confluendo in un mondo fatto di precarietà e disoccupazione: come faremo a costruire qualcosa se chi ci governa non pensa a questi problemi per affrontare situazioni contingenti? Chi sfama i disoccupati? In questi giorni, si parla sempre della Cassa Integrazione che è opera del governo: ma essa è una misura tampone, che non risolve il problema. E poi non tutti possono accedervi e dunque chi sfama coloro che rimangono privi di ogni forma di sostentamento? Dio ha detto all’uomo che avrebbe dovuto lavorare per mangiare. Oggi ci è tolto anche questo: non possiamo nemmeno lavorare per mangiare. E il tutto a causa degli interesse di pochi: non nascondiamoci, la verità è che pochi furbi hanno tolto il pane dai deboli. Mentre la gente rimaneva senza lavoro, molti di loro se ne andavano con bonus da far girare la testa. E’ il lucro che ha distrutto le speranze di quegli operai: non poteva l’azienda evitare la distribuzione degli utili per poter reintegrare operai rimasti privi di forme di sostentamento?

Perché ci si ostina a cercare il lusso e il lucro, pur sapendo che è inutile e che da un momento all’altro, Dio potrà chiedere la nostra vita? Non sarebbe meglio aiutare il prossimo per creare un tesoro nei cieli piuttosto che un tesoro in terra destinato a non seguirti?

Chiudo temporaneamente con alcune esortazioni. Ai politici: tornate ad incarnare lo spirito di un politico e dimenticate i vostri interessi, ma pensate al bene di questo Paese e a quello di chi vi dà fiducia e ripone speranza in voi. Agli operai: non smettete di lottare per un diritto che ci appartiene e che è quello del lavoro. Ma rimaniamo negli schemi della legalità e del pacifico e confidiamo in Dio che ha sempre nutrito i suoi figli anche quando tutto sembrava perduto. La speranza risiede in Lui e in Gesù Cristo: credetemi, se confiderete in Lui, vi sentirete cento volte più forti. Ed infine, a voi ricchi imprenditori e sciacalli: state rubando il pane dalla tavola dei poveri per nutrire i vostri capricci: state attenti, perché da un momento all’altro, Dio vi chiederà la vostra vita e cosa direte quando sarete dinanzi a Lui? Leggetevi, piuttosto, la parabola del ricco e di Lazzaro e vedete la fine che fa il ricco. Il tesoro più grande non è il denaro o il lusso, ma è il bene che accumuliamo sulla Terra: più aiutiamo il prossimo e più grande sarà il nostro tesoro nei Cieli! Ma più rubate al prossimo e più la bilancia peserà dalla parte sbagliata e nessuno vi potrà più salvare.

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