sabato 22 maggio 2010

"Bisogno di politici autenticamente cristiani"

Quando abbiamo deciso di aprire questa sezione, molti hanno storto il naso perchè pensavano che religione e politica non potessero andare a braccetto. Noi ci siamo sempre opposti a questa visione di chiusura, perchè pensiamo che la politica sia solo uno strumento tramite il quale perseguire il bene della collettività. Semmai, l'anomalia sono i politici stessi che, invece di perseguire interessi collettivi, perseguono interessi individuali, definiti ad personas. A conferma della bontà del nostro orientamento, ecco le parole del Santo Padre Benedetto XVI, pronunciare ieri in occasione  della XXIV Assemblea plenaria del Pontificio Consiglio per i Laici. Il dicastero vaticano ha scelto come tema di riflessione «Testimoni di Cristo nelle comunità politica»:



DISCORSO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
AI PARTECIPANTI ALLA XXIV ASSEMBLEA PLENARIA
DEL PONTIFICIO CONSIGLIO PER I LAICI

Sala del Concistoro
Venerdì 21 maggio 2010



Signori Cardinali,
Venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
Cari fratelli e sorelle!

E’ con gioia che accolgo voi tutti, Membri e Consultori, partecipanti alla XXIV Assemblea plenaria del Pontificio Consiglio per i Laici. Rivolgo un cordiale saluto al Presidente, Cardinale Stanisław Ryłko, ringraziandolo per le cortesi parole che mi ha rivolto, al Segretario, Mons. Josef Clemens, e a tutti i presenti. La composizione stessa del vostro Dicastero, dove, accanto ai Pastori, lavora una maggioranza di fedeli laici provenienti dal mondo intero e dalle più differenti situazioni ed esperienze, offre un’immagine significativa della comunità organica che è la Chiesa, in cui il sacerdozio comune, proprio dei fedeli battezzati, e il sacerdozio ordinato affondano le radici nell’unico sacerdozio di Cristo, secondo modalità essenzialmente diverse, ma ordinate l’una all’altra. Giunti ormai quasi al termine dell’Anno Sacerdotale, ci sentiamo ancora di più testimoni grati della sorprendente e generosa donazione e dedizione di tanti uomini “conquistati” da Cristo e configurati a Lui nel sacerdozio ordinato. Giorno dopo giorno, essi accompagnano il cammino dei christifideles laici, proclamando la Parola di Dio, comunicando il suo perdono e la riconciliazione con Lui, richiamando alla preghiera e offrendo come alimento il Corpo e il Sangue del Signore. È da questo mistero di comunione che i fedeli laici traggono l’energia profonda per essere testimoni di Cristo in tutta la concretezza e lo spessore della loro vita, in tutte le loro attività e ambienti.

Il tema di questa vostra Assemblea: “Testimoni di Cristo nella comunità politica”, riveste una particolare importanza. Certamente, non rientra nella missione della Chiesa la formazione tecnica dei politici. Ci sono, infatti, a questo scopo varie istituzioni. E’ sua missione, però, “dare il suo giudizio morale anche su cose che riguardano l’ordine politico, quando ciò sia richiesto dai diritti fondamentali della persona e dalla salvezza delle anime… utilizzando tutti e solo quei mezzi che sono conformi al Vangelo e al bene di tutti, secondo la diversità dei tempi e delle situazioni” (Gaudium et spes, 76). La Chiesa si concentra particolarmente nell’educare i discepoli di Cristo, affinché siano sempre più testimoni della sua Presenza, ovunque. Spetta ai fedeli laici mostrare concretamente nella vita personale e familiare, nella vita sociale, culturale e politica, che la fede permette di leggere in modo nuovo e profondo la realtà e di trasformarla; che la speranza cristiana allarga l’orizzonte limitato dell’uomo e lo proietta verso la vera altezza del suo essere, verso Dio; che la carità nella verità è la forza più efficace in grado di cambiare il mondo; che il Vangelo è garanzia di libertà e messaggio di liberazione; che i principi fondamentali della Dottrina sociale della Chiesa - quali la dignità della persona umana, la sussidiarietà e la solidarietà - sono di grande attualità e valore per la promozione di nuove vie di sviluppo al servizio di tutto l’uomo e di tutti gli uomini. Compete ancora ai fedeli laici partecipare attivamente alla vita politica, in modo sempre coerente con gli insegnamenti della Chiesa, condividendo ragioni ben fondate e grandi ideali nella dialettica democratica e nella ricerca di un largo consenso con tutti coloro che hanno a cuore la difesa della vita e della libertà, la custodia della verità e del bene della famiglia, la solidarietà con i bisognosi e la ricerca necessaria del bene comune. I cristiani non cercano l’egemonia politica o culturale, ma, ovunque si impegnano, sono mossi dalla certezza che Cristo è la pietra angolare di ogni costruzione umana (cfr Congr. per la Dottrina della Fede, Nota Dottrinale su alcune questioni relative all’impegno e al comportamento dei cattolici nella vita politica, 24 nov. 2002).

Riprendendo l’espressione dei miei Predecessori, posso anch’io affermare che la politica è un ambito molto importante dell’esercizio della carità. Essa richiama i cristiani a un forte impegno per la cittadinanza, per la costruzione di una vita buona nelle nazioni, come pure ad una presenza efficace nelle sedi e nei programmi della comunità internazionale. C’è bisogno di politici autenticamente cristiani, ma prima ancora di fedeli laici che siano testimoni di Cristo e del Vangelo nella comunità civile e politica. Questa esigenza dev’essere ben presente negli itinerari educativi delle comunità ecclesiali e richiede nuove forme di accompagnamento e di sostegno da parte dei Pastori. L’appartenenza dei cristiani alle associazioni dei fedeli, ai movimenti ecclesiali e alle nuove comunità, può essere una buona scuola per questi discepoli e testimoni, sostenuti dalla ricchezza carismatica, comunitaria, educativa e missionaria propria di queste realtà.

Si tratta di una sfida esigente. I tempi che stiamo vivendo ci pongono davanti a grandi e complessi problemi, e la questione sociale è diventata, allo stesso tempo, questione antropologica. Sono crollati i paradigmi ideologici che pretendevano, in un passato recente, di essere risposta “scientifica” a tale questione. Il diffondersi di un confuso relativismo culturale e di un individualismo utilitaristico ed edonista indebolisce la democrazia e favorisce il dominio dei poteri forti. Bisogna recuperare e rinvigorire un’autentica sapienza politica; essere esigenti in ciò che riguarda la propria competenza; servirsi criticamente delle indagini delle scienze umane; affrontare la realtà in tutti i suoi aspetti, andando oltre ogni riduzionismo ideologico o pretesa utopica; mostrarsi aperti ad ogni vero dialogo e collaborazione, tenendo presente che la politica è anche una complessa arte di equilibrio tra ideali e interessi, ma senza mai dimenticare che il contributo dei cristiani è decisivo solo se l’intelligenza della fede diventa intelligenza della realtà, chiave di giudizio e di trasformazione. È necessaria una vera “rivoluzione dell’amore”. Le nuove generazioni hanno davanti a sé grandi esigenze e sfide nella loro vita personale e sociale. Il vostro Dicastero le segue con particolare cura, soprattutto attraverso le Giornate Mondiali della Gioventù, che da 25 anni producono ricchi frutti apostolici tra i giovani. Tra questi vi è anche quello dell’impegno sociale e politico, un impegno fondato non su ideologie o interessi di parte, ma sulla scelta di servire l’uomo e il bene comune, alla luce del Vangelo.

Cari amici, mentre invoco dal Signore abbondanti frutti per i lavori di questa vostra Assemblea e per la vostra attività quotidiana, affido ciascuno di voi, le vostre famiglie e comunità all’intercessione della Beata Vergine Maria, Stella della nuova evangelizzazione, e di cuore vi imparto la Benedizione Apostolica.


© Copyright 2010 - Libreria Editrice Vaticana


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martedì 18 maggio 2010

La politica della "cricca"

Oggi ci addentriamo in una coltre di fango e di nube che molti chiamano "Tangentopoli 2.0". Poco più di diciotto anni fa, nel 1992, l'Italia veniva devastata dall'inchiesta giudiziaria "Mani Pulite" che aveva comportato lo scoperchiamento del vaso di pandora: corruzioni e tangenti per finanziamento illecito dei partiti politici. 

A vederla così, sembra che Tangentopoli sia stata quasi più nobile rispetto al fenomeno di questi giorni: infatti, mentre nell'era della Prima Repubblica si rubava per finanziare i partiti, oggi si ruba per finanziare sé stessi! Gli unici ad arricchirsi sono i ricchi e non i partiti politici.

Ma cosa sta accadendo? Sta accadendo che si è scoperto un nuovo vaso di pandora e che da questo vaso stanno uscendo molte ipotesi di corruzione e di imbrogli al fine dell'arricchimento personale. Si parla addirittura di conti all'esterno, in Lussemburgo.

Ma chi sono i responsabili? E' difficile a dirsi, ma all'interno di questa famosa "cricca" sembrerebbero esserci uomini politici, industriali, funzionari, artisti e chi più ne ha ne metta. Ciò che però fa male è il pensiero che uomini ricchi continuino ad arricchirsi, anche in maniera illecita e così arriviamo anche al paradosso che chi predica austerità nei conti, è il primo a non esser in grado di rinunciare alla sua ricchezza.

Infatti, in questi giorni, si parla di un piano di austerity e cioè una manovra finanziaria che serva a dare ossigeno ai conti dello Stato attraverso la chiusura dei rubinetti nell'erogazione di servizi. Si parlava di congelamento di pensioni e di riduzioni di stipendi pubblici nonchè di ritardo nell'erogazione delle liquidazioni. Tutte misura che servono per farci stringere la cinghia in un momento di difficoltà.
Solo che mentre ci si aspetta il buon esempio dai politici e dai dirigenti di questo Paese, noi ogni giorno ascoltiamo di nuovi scandali in ordine all'assegnazione di appalti, all'acquisto di case non fatturate, a "regali" compiuti a ministri senza sapere il corrispettivo ecc... Insomma, invece del buon esempio, vediamo solo un cattivo esempio in quanto i ricchi sono i primi che non vogliono perdere nemmeno un euro e sono i primi che continuano ad arricchirsi, nonostante la crisi. Alla fine, a pagare sono sempre i poveri che con la loro onestà pagano anche per i ricchi disonesti e criminali.

Questo fenomeno della "cricca" è una vergogna per questo Paese e spero che la politica abbia la forza per sradicare questo cancro che sta avvelenando le Istituzioni e che sta contagiando ogni settore della vita del Paese, al punto da spingere all'insana idea che è meglio evadere le tasse e rubare piuttosto che pagare e vivere onestamente. Auspichiamo una forte presa di posizione in ordine ai concetti di moralità ed etica che sembrano ormai solo dei lontani ricordi e che sembrano persino aver perso il loro significato a causa dell'abuso che se ne è fatto, in ordine al loro uso terminologico. Sarebbe bello se un giorno, la politica della cricca diventi la politica dell'uguaglianza sostanziale e dell'onestà intellettuale. 

Ah, quando capiremo che il denaro è solo un tesoro di morte e che il vero tesoro è insito nell'aiutare i poveri e i bisognosi? 


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domenica 9 maggio 2010

Ricordando Peppino Impastato


Lungo il corso degli anni, la mafia ha mietuto molte vittime, tra cui magistrati (Falcone e Borsellino), carabinieri (il generale Dalla Chiesa), uomini politici e semplici persone che avevano visto troppo. Purtroppo la mafia è un cancro che uccide intere regioni meridionali (e quasi sicuramente anche settentrionali, anche se in maniera più nascosta): il giudice Paolo Borsellino la definiva come una cappa che toglieva l'aria alla meravigliosa terra della Sicilia. 

Oggi ricorre l'anniversario della scomparsa di un politico il cui nome è stato segno di contrasto alla mafia e al destino che gli è stato riservato, ritrovandosi una parentela mafiosa. Purtroppo sappiamo come i ragazzi legati al mondo mafioso siano destinati a diventare da grandi mafiosi o costretti a vivere nell'ombra e nel silenzio. Giuseppe, invece, ha resistito a questo destino e ha lottato nonostante le paure e nonostante le minacce. Ha rotto con il padre, ha pubblicato giornalini contro la mafia ed è entrato in politica con lo scopo di scoperchiare quel sistema mafioso che soggiogava la sua terra. Purtroppo però è stato ucciso nel silenzio generale, tanto è che ci sono voluti anni prima che si aprisse una vera inchiesta sulla sua scomparsa. 

Ho voluto ricordarlo perchè Peppino è un esempio per tutti noi perchè nonostante il male che aveva di fronte, ha deciso di combatterlo a testa alta, vivendo con onore e dignità senza vendere la propria anima e senza scendere a compromessi. Ha avuto un gran coraggio e io l'apprezzo per questo perchè lui, insieme a gente come Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Caro Alberto Dalla Chiesa, Rocco Chinnici, Nini Cassarà, Don Puglisi (e tutti gli altri che hanno lottato contro questo cancro) rappresentano il bene che non può mai essere spezzato. E' vero la mafia è ancora viva, ma è ancora vivo anche chi la combatte e se oggi c'è qualcuno che ha il coraggio di combatterla come Don Ciotti, questo è grazie a quelle persone che hanno sacrificato la propria vita solo per ridare la vita a coloro che l'avevano perduta per colpa di un male incurabile frutto della malvagità dell'uomo. 

Spero un giorno che questo fenomeno abbia una fine (Falcone la pensava così) perchè è orribile vedere gente che uccide per un nulla per poi sfilare dietro le processioni. Dunque, ricordiamo nelle nostre preghiere questo uomo di nome Giuseppe Impastato che ha vissuto brevemente, ma almeno non ha ceduto al puzzo del compromesso morale e la sua anima ora può riposare tranquilla. 


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martedì 4 maggio 2010

L'Unità di Italia

ROMA - Il presidente della Cei, cardinal Angelo Bagnasco ha dichiarato: ''Credo fermamente che sia opportuno partecipare con tutte le nostre energie culturali e nelle forme piu' varie alle celebrazioni del prossimo anno per i 150 anni dell'Unita' d'Italia''. "La ricorrenza - ha proseguito dovrebbe trasformarsi in una felice occasione per un nuovo innamoramento del nostro essere italiani''. (RCD)

Queste parole sono state pronunciate dal Cardinal Angelo Bagnasco e mi sento di dire che le condivido in toto. Sono contrario ad ipotesi secessioniste che vogliono dividere l'Italia tra nord e sud. Anzi lo trovo ridicolo e soprattutto un'offesa a chi ha fatto di tutto, sacrificando la propria vita, per poter giungere ad un Italia finalmente unita e libera da dominazioni straniere e quindi da conflitti e guerre. Noi siamo un unico Paese e siamo fratelli della stessa Nazione: chi non condivide questo non capisce la bellezza dell'unità e della fratellanza, ma spera sempre nella divisione e nella discordia. 

Ma se vediamo chi sono coloro che vogliono la divisione, ci accorgiamo che il tutto si traduce o in una semplice azione propagandistica oppure nella volontà di dimenticarsi della parte debole per rafforzare la parte forte. L'Italia unita è come una famiglia unita: cosa accade in una famiglia se un membro è in difficoltà? Lo si abbandona a sé stesso o lo si aiuta? E soprattutto come lo si aiuta? Seguendolo oppure dandogli del denaro affinché risolva il problema?

Se siamo una famiglia, allora la parte debole non può essere abbandonata a sé stessa solo perchè rischia di travolgere anche la parte buona. Al contrario, la parte buona e forte deve accompagnare con scrupolo la parte debole per farla uscire dalla sua crisi. Come? Non inviando denaro a pioggia su cui gli sciacalli si possono fiondare, ma seguendo ed educando ed esportando le proprie conoscenze.

L'Unità di Italia è un tesoro che dobbiamo conservare e per farlo noi tutti dobbiamo giocare un ruolo in questa partita: festeggiamo questa ricorrenza e ricordiamoci che siamo tutti fratelli e figli della stessa nazione e che non possono essere problemi economici a dividerci perchè insieme abbiamo superato crisi e guerre e depressioni e sempre insieme usciremo anche dalle divaricazioni e dalle differenze. Il tutto senza minacce, senza imbracciare fucili e senza lanciare anatemi: se volete votare un partito siete liberi di farlo, ma ponete attenzione a chi date fiducia e non seguite chi cavalca l'odio e la discriminazione perchè questo non porta mai a nulla di buono!



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sabato 1 maggio 2010

La festa dei lavoratori e i suoi paradossi


Oggi, si celebra la festa dei lavoratori, ma ci sono già molte incongruenze. Molti hanno pensato di lavorare ugualmente mentre altri si sono fermamente opposti ad onorare questa festa ed altri ancora hanno gridato allo scandalo perchè gli è stato impedito di lavorare. Ma non è l'unica incongruenza, o meglio l'unico paradosso di questa giornata. Il fatto è che oggi noi celebriamo la festa di tutti i lavoratori, in un momento in cui vi sono fasce di disoccupazione in costante aumento e in un momento in cui vi sono ancora morti bianche.

Che dire: la prima cosa che mi viene da dire è che la Chiesa ha ragione: questa è una festa che va onorata e non si può sempre anteporre l'ideale del commercio e del danaro. In secondo luogo troverei alquanto ingiusto che un datore di lavoro che voglia lavorare, debba costringere i suoi dipendenti a lavorare in questa giornata. Questa è una giornata importante perchè il lavoratore finalmente si può riposare e festeggiare la sua dignità di lavoratore. Non è un caso che oggi celebriamo la figura di San Giuseppe lavoratore proprio perchè quest'ultima rappresenta la dignità del lavoratore, una dignità che oggi viene molte volte calpestata o scavalcata da logiche opportunistiche di mercato. Con sempre il dollaro che viene posto dinanzi a tutto...

Ma oggi, come detto, è un pò particolare perchè non è facile festeggiare sapendo la crisi in cui viviamo: cassintegrazione, mobilità, precarietà e disoccupazione rendono il mondo del lavoro non un mondo che abbia poi così tanta voglia di festeggiare. E ieri ho letto sul giornale come un politico anteponga la forma alla sostanza pur in un momento così delicato. Un ministro (mi astengo dal nominarlo per evitare interferenze) ha impugnato una legge regionale, se non sbaglio pugliese, che stabilizzava la bellezza di ottomila precari nel comparto ospedaliero. Il vizio di forma risale alla lesione delle ripartizioni delle competenze Stato-regioni. Al di là di questo fattore tecnico-giuridico, io mi chiedo cosa penseranno quelle ottomila persone che dopo aver avuto il sogno del posto fisso, ora lo vedono scomparire di nuovo e tramutarsi in un incubo solo perchè la forma non può essere sacrificata alla sostanza. Insomma, siamo in un momento tragico dal punto di vista dell'occupazione e noi ci impuntiamo su questioni di forma? Io mi aspetto che l'impugnazione non abbia buon fine o che il governo allora prenda in mano la situazione e stabilizzi quegli ottomila precari al posto della regione. Anzi, quello che vorrei, è una presa di posizione forte contro questa deriva precaria perchè vivere in un mondo in cui non vi è nemmeno più la possibilità di lavorare, è un mondo vuoto e incapace di esser vissuto. L'uomo ha ricevuto la dignità del lavoro da Dio stesso: e noi non siamo nemmeno in grado di garantire questa dignità perchè vi devono sempre essere interessi superiori o settoriali. E sinceramente, io vorrei una politica in grado di lavorare su questo aspetto, invece di lavorare solo su stessa.

Infine, c'è un ultimo e più doloroso paradosso: le morti bianche. Oggi celebriamo i lavoratori, ma ci dobbiamo ricordare anche delle centinaia di migliaia di vittime del lavoro. Non è il momento di pensare alle responsabilità, anche se avrei molto da dire, ma voglio solo dedicare loro un pensiero con la speranza che in futuro, non ci perda più il bene prezioso della vita per negligenza altrui o propria. Consideriamo il lavoro seriamente e consideriamo la sicurezza sul lavoro un bene imprescindibile e un obiettivo di gestione aziendale: perchè se continueremo a considerare la sicurezza sul luogo di lavoro, come un costo o come un peso (economico per le imprese, di perdita in termini di tempo per i lavoratori) allora ogni giorno, continueremo a leggere di morti bianche. E sinceramente, morire per il lavoro, in un epoca che si autoproclama evoluta e moderna, è alquanto paradossale...

Un augurio a tutti i lavoratori d'Italia e del mondo intero!!!!!



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