domenica 3 luglio 2011

Il punto della settimana - La manovra-mannaia

 Il punto della settimana appena trascorsa non poteva non fermarsi sulla manovra economico-finanziaria che si preannuncia, ancora una volta, lacrime e sangue (come se non se ne fossero già versate a sufficienza). Ma prima di soffermarmi su tale materia, voglio spendere due parole su quanto sta accadendo in queste ore in Val di Susa: le varie manifestazioni NO TAV sembrano essere confluite in una vera guerriglia tra i manifestanti e le forze dell'ordine. Trovo che questa situazione sia un'ennesima sconfitta dell'ordinamento democratico perché si è scelti la via della violenza per imporre una decisione unilaterale del Governo. Non si può pensare che la democrazia sia utile solo quando bisogna votare per le elezioni politiche: la democrazia è liberta e partecipazione. Se si toglie la libertà e la partecipazione, allora la democrazia non esiste ed è solo una maschera scelta per mascherare una vera dittatura oligarchica. La situazione doveva sfociare in un dibattito esteso e doveva risolversi con la presentazione di un referendum consultivo tra le popolazioni interessate che avrebbero così deciso del destino del proprio territorio. Invece, si è scelti la strada dell'imposizione e della scelta unilaterale tipica di una società totalitaria e le conseguenze sono quelle che vediamo oggi verificarsi in Val di Susa.

Ci sarebbe molto da dire, ma per ora chiudo qui per tornare a parlare della manovra in corso d'opera. La crisi economica, non provocata da lavoratori dipendenti né da pensionati, continua ad imperversare ed a creare problemi ai vari Governi mondiali, soprattutto a quelli membri dell'Unione Europea che sappiamo essere molto rigorosa sul rispetto dei conti. Il nostro Governo si è posto come obiettivo quello di raggiungere la parità di bilancio nel 2014, prevedendo una serie di manovre a scalare: da una manovra piccola, si sale fino a raggiungere cifre vertiginose che però saranno sottratte dalle nostre tasche dal prossimo Governo (furbata elettorale?!) che succederà all'attuale dopo le prossime elezioni politiche del 2013. In sostanza vediamo come la crisi (ripeto non prodotta da lavoratori dipendenti né tantomeno dai pensionati) sembri ricadere proprio sulle categorie più deboli, mentre i ricchi continuano a non vedere alcuna decurtazione sostanziosa. Eppure, molti studiosi di Economia Politica hanno sempre sostenuto che in tempo di crisi bisogna colpire i ceti ricchi e non i ceti medio-bassi per evitare una contrazione dei consumi. Invece, i nostri governanti propendono per stangare i ceti medio-bassi, riducendo ancora di più il potere d'acquisto di queste categorie di consumatori. Come si può pensare di uscire dalla crisi economica se si bloccano i salari, se si decurtano le pensioni e se si colpiscono i ceti che più sono propensi a spendere in seguito ad un aumento reddituale? Con questa manovra si certifica solo una riduzione meramente economica, fredda, calcolata, ma non ponderata dal punto di vista qualitativo né programmatico. Si era parlato della soppressione degli stipendi dei Ministri e speriamo ciò avvenga perché abbiamo bisogno di vedere che il sacrificio viene sopportato da tutti i ceti e non solo da chi è già strozzato; abbiamo bisogno di vedere che chi naviga nell'oro sia colpito maggiormente di chi invece non ha occhio per piangere. In mancanza di una simile iniziativa, molti comincerebbero a pensare che gli antichi privilegi castali sono tutt'altro che scomparsi e la fiducia nella politica crollerebbe vertiginosamente, con conseguenze anche molto brutte.
Per dovere di completezza, vogliamo anche postarvi il comunicato stampa dell'Acli (Associazioni cristiane lavoratori italiani ) che sembra condividere i nostri dubbi e le nostre perplessità sulla portata della manovra: 

Una manovra con «troppe incognite sul futuro». La scelta di rimandare ai prossimi due anni il grosso del risanamento dei conti lascia «perplesse e preoccupate» le Acli, che danno un primo giudizio sul decreto varato ieri dal Consiglio dei ministri.

«Molti annunci e troppi rinvii generano inevitabilmente confusione e inquietudine. Sia per quanto riguarda i tagli che le riforme». Per il presidente nazionale delle Acli, Andrea Olivero, «la manovra non sembra dare al Paese le certezze di cui ha bisogno. Ci sono i tagli preoccupanti agli enti locali, che mettono definitivamente a repentaglio i già scarsi servizi sociali, oltre a pregiudicare lo stesso sviluppo del federalismo. Mentre la riduzione dei costi della politica appare poco più di una generica dichiarazione di intenti. Il tema dell’abolizione delle province non è neppure accennato. Ma il Paese ha bisogno di riforme almeno quanto ha bisogno di conti a posto».

«C’è perplessità – continua Olivero - sulla capacità della manovra di rilanciare lo sviluppo. La liberalizzazione del collocamento è cosa buona. Il forfait fiscale per i giovani imprenditori è un buon segnale. Ma tutto ciò non appare sufficiente a far ripartire l’economia e l’occupazione, a sostenere i redditi delle famiglie».

Quanto all’apertura dei negozi la domenica, per Olivero «va in direzione contraria rispetto a quanto chiedono le organizzazioni del lavoro e in particolare il mondo cattolico». L’innalzamento dell’età pensionabile delle donne «è fatto senz’altro in maniera graduale, ma mancano norme compensative che vincolino i risparmi ottenuti all’investimento nelle politiche di sostegno all’occupazione femminile».

Tra gli aspetti positivi, le Acli segnalano l’introduzione del prelievo del 20% sulle rendite da capitale, «una misura di equità fiscale chiesta da molti e da molto tempo». «Peccato invece l’accantonamento, se dovesse essere confermato, della tassa sulle transazioni finanziarie inizialmente ipotizzata dal Governo».

Bene anche il preannuncio della riforma del welfare. «Una riqualificazione e un riordino della spesa sociale sono senz’altro necessari – afferma Andre Olivero – , e chiediamo da subito un coinvolgimento dei soggetti che operano quotidianamente in questo settore. Ma alcune cose si possono fare a costo zero, altre no. Il mancato reintegro dei fondi per le politiche sociali rende difficile accostarsi a qualsiasi tavolo in maniera serena. Senza risorse messe in campo, una riforma del welfare appare difficilmente realistica».

Infine la riforma fiscale. «E’ ancora presto per capire se andrà a ridistribuire le risorse o a premiare ancora una volta i redditi più alti. Quello che è certo è che ci era stata promessa in campagna elettorale, e poi ancora ad inizio legislatura, l’introduzione del quoziente familiare. Di quella promessa non c’è traccia alcuna. Manca totalmente qualsiasi riferimento ad un fisco a misura di famiglia. Il presidente del Consiglio dovrebbe spiegare agli italiani perché si è rimangiato la parola data agli elettori».

E con questa comunicazione dell'Acli si conclude anche l'appuntamento odierno con la speranza che la settimana che si apre possa finalmente portare anche buone notizie e miglioramenti soprattutto sul contenuto di una manovra che ora sembra davvero iniqua e mal ragionata.
Digg Google Bookmarks reddit Mixx StumbleUpon Technorati Yahoo! Buzz DesignFloat Delicious BlinkList Furl

0 commenti: on "Il punto della settimana - La manovra-mannaia"

Posta un commento