
R. – Il Papa si pone veramente come mistagogo: il mistagogo, nella Chiesa antica, è il pastore, il vescovo che ci introduce a scoprire la bellezza di Dio attraverso la grazia dei Sacramenti, in cui questa bellezza ci viene comunicata. Nel messaggio di questa Quaresima 2011 è il Sacramento del Battesimo che il Papa ci presenta e ce lo presenta nella sua realtà più profonda e dinamica, che è quella di una partecipazione alla Pasqua di Cristo: “Con Cristo siete sepolti nel Battesimo e con Lui siete anche risorti”. Tutta la vita cristiana è una vita pasquale ed è una vita battesimale. Fare memoria del nostro Battesimo non è una operazione di “archeologia spirituale”; in realtà si tratta di riattualizzare l’incontro col Signore Gesù, che è il segreto e la bellezza della nostra vita.
D. – C’è un passo molto bello: “Il nostro immergerci – dice il Papa – nella morte e nella Risurrezione di Cristo, attraverso il Sacramento del Battesimo, ci spinge ogni giorno a liberare il nostro cuore dal peso delle cose materiali, da un legame egoistico con la terra”. Questo è importante, per vivere bene anche la Pasqua?
R. – Sì, anche perché il Papa legge, in prospettiva non moralistica né semplicemente ascetica, le tre grandi vie dell’impegno quaresimale ed esattamente il digiuno, la preghiera e l’elemosina. Precisamente in rapporto – ad esempio – all’elemosina, egli fa capire come questo spogliarci del superfluo, questo renderci disponibili al bisogno degli altri - e quanti sono i bisogni, in questo momento di difficoltà e di crisi nel villaggio globale e anche nella nostra Italia - è una partecipazione allo spogliamento di Cristo, alla sua morte e alla sua Risurrezione e quindi un assimilarsi a Lui.
D. – “Alla base della tentazione –il Papa dice - c’è il diavolo, che è all’opera e non si stanca, neppure oggi, di tentare l’uomo che vuole avvicinarsi al Signore”…
R. – Il Papa è estremamente realista. Il diavolo è una presenza e per chi conosce le Scritture. E' perfino evidente che il congedo dal diavolo, di cui qualche esegeta aveva voluto parlare negli anni Settanta, era una operazione razionalistica e assolutamente lontana dalla fede della Chiesa e dalla testimonianza biblica, dove – anzi – ci viene presentata la lotta di Gesù col demonio e la vittoria di Gesù su Satana come Buona Novella. Questo che cosa vuol dire? Vuol dire che c’è un mistero di male e di male radicale che agisce in questo mondo, certamente subordinato al primato e alla sovranità di Dio. Questo mistero nella tradizione biblica e nella fede della Chiesa ha anche una configurazione personale, nella figura appunto di Satana, dell’avversario, del maligno che cerca di separarci da Dio, come dice proprio il suo nome: “diabolo” è colui he separa, che divide. Ora, l’illusione della inesistenza del demonio ci rende assolutamente indifesi davanti a lui e come diceva André Gide: “L’astuzia più sottile del demonio è di far credere che non esista”. (mg)
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