lunedì 7 marzo 2011

Stop alla violenza su bambini e adolescenti

Telefono Azzurro lancia una nuova campagna per potenziare il numero di ascolto e per dire Stop alla violenza su bambini e adolescenti. Abbiamo già affrontato questo drammatico argomento, ma oggi vogliamo introdurre questa campagna di sensibilizzazione attraverso un estratto tratto dal libro “La permanenza della violenza” osservazioni sul libro “Il male minore. Violenze, maltrattamenti e abusi sull’infanzia” ( ed. Lavoro, 252 pagine, 14 euro. La presentazione è pubblicata sul blog collettivo “Penelope va alla guerra”, con un’introduzione di Francesca Cenerelli – http://scriviapenelope.wordpress.com/). Sono delle giuste osservazioni sulla pedofilia e sulla violenza su minori visti dall'autore come deliri di dominio; a seguire le suddette osservazioni vi è il breve articolo di Repubblica che ci invita a contribuire alla campagna promossa dal Telefono Azzurro:


Quando si sente parlare di violenza sessuale e di pedofilia, nonostante lo stupore e il raccapriccio che queste cose suscitano, di solito si pensa che questo sia un mondo lontano da noi, dovuto ad atti di persone perverse che si spera di non dover mai incontrare. Facciamo fatica a credere che chi abusa, come ad esempio i pedofili, non rappresenta un piccolo numero di persone. In Italia oltre il 90% degli abusi sui minori avviene in famiglia, da parte di padri, nonni, zii, conviventi della madre, con una vita “normale” fatta di casa, lavoro, chiesa, relazioni sociali…

Difficilmente si prende atto che esiste una rete ramificata, a livello internazionale, con migliaia e migliaia di aderenti, con un giro d’affari di diversi miliardi di dollari, governato da strutture mafiose, con coperture politiche, che permette l’esistenza di un traffico immondo di bambini e un racket di prostituzione minorile. Un traffico in cui armi, corpi e droga costituiscono i tre principali elementi dello scambio internazionale delle economie illegali. Un’economia alimentata da milioni di persone definibili “per bene” che sono clienti di questo scambio.

Già da alcuni decenni le Associazioni a tutela dell’Infanzia diffondono cifre allarmanti sui paesi coinvolti dallo sfruttamento sessuale dei bambini: Brasile 500 mila, Thailandia 800 mila, Filippine 70-100 mila, India 400.000, Sri-Lanka 30.000. Molte altre sono le nazioni interessate, il fenomeno riguarda di sicuro anche altri paesi asiatici quali la Cambogia, il Vietnam e l’Indonesia, parecchi stati latino-americani, tra cui la Colombia, il Venezuela e diversi paesi africani. I clienti di questo traffico non possono che essere professionisti che viaggiano spesso o clienti facoltosi che possono permettersi tali “vacanze”, per poi ritornare tranquillamente nelle loro case.

I paesi occidentali, Italia compresa, non sono comunque del tutto estranei, e i giornali ci riportano ogni tanto notizie di casi di prostituzione e sfruttamento dei minori e di pedofilia tramite internet che avvengono vicino alle nostre case. Il mercato della chicken porn (pornografia minorile) conta un giro d’affari di diverse migliaia di dollari all’anno: sono circa 250 milioni di copie i video venduti in tutto il mondo ogni anno, a parte l’editoria hard che vanta 260 differenti tipi di riviste mensili.

In Italia, secondo una ricerca Istat, relativa ad un solo triennio, oltre 144.000 ragazze tra i 14 e i 17 anni hanno subito molestie sessuali, circa 17.000 uno stupro subito o tentato. Circa mezzo milione di donne dai 14 ai 59 anni, nel corso della loro vita, hanno subito almeno una violenza tentata o consumata. Sempre in Italia, delle 50.000 donne straniere coinvolte nella prostituzione probabilmente il 35% è minorenne, cioè con un’età compresa tra i 14 e i 18 anni. Possiamo ancora pensare che la causa di tutto questo sia da attribuire ad un ristretto numero di uomini perversi?

Io credo che ci troviamo di fronte non solo ad aspetti di psicopatologia, pur se evidenti, ma di socio-patologia. Questa è la società che ci circonda, questo è il mondo che gli uomini, nella loro follia, hanno creato. Nel mio caso, allora, studiare e impegnarmi su questi temi, ha significato uscire da una visione limitata, professionale, ma di fatto minimalista, di ciò che significa la violenza, per colpevoli e vittime, per prendere atto che il dramma in corso non coincide, nè si esaurisce nei pur tremendi vissuti personali delle vittime ma investe un’intera società.

A mio parere è limitante pensare che l’abuso su un minore o la violenza sessuale su una donna siano solo una dimensione aberrante della sessualità, un fenomeno antico e con basi genetiche, come molti tentativi di spiegazione tentano di fare. In queste ipotesi non si riesce a cogliere che la violenza è una delle possibilità dell’esistenza umana, non l’unica e non ne costituisce un aspetto ineluttabile. E’ dimostrabile che le espressioni materiali della violenza sono storicamente legate ad una società concreta ed è culturalmente definito il livello di violenza accettabile.

Abuso e violenza, quindi, sono un’espressione di dominio, una dimensione che vuole esprimere un potere sull’altro, sul corpo dell’altro. La violenza sessuale è la modalità con cui questo potere si esprime. Seguendo l’insegnamento di M. Foucault, credo che il potere abbia bisogno dei corpi, non esiste un potere in generale e in astratto. Un grande condottiero o un re hanno tanto più potere quanti più uomini possono comandare o popoli dominare. La violenza sessuale è il crocevia per l’espressione di un potere su una persona, che può giungere fino al sadismo e all’omicidio. Esiste forse un potere più grande di quello di dominare la vita e la morte degli altri?

La violenza, anche quando si manifesta nella sessualità, è sempre una manifestazione di dominio, che si esprime con una modalità sessualizzata, tanto più efferata, quanto più è tesa a stabilire una relazione di supremazia tra dominatore e subordinato, abusante e vittima. Per far sì che la violenza si compia è necessario che l’altro sia riconosciuto come “diverso”, che non sia più visto come proprio simile, allora si costruisce simbolicamente una differenza, si attribuisce una “colpa”, affinché la violenza possa compiersi.

La violenza è intimamente legata alla difesa della propria identità, più si è fragili, deboli, spaventati, incerti nella propria identità, più è facile che essa si esprima. La diversità o tutto ciò che può mettere in discussione l’identità di una persona, la confonde, ne danneggia la stabilità. Spesso i dittatori, e gli aspiranti tali, sono riusciti con maestria a definire un altro popolo come differente e colpevole per giustificare una violenza, e trovare fondamento al proprio dominio. Dal micro-sociale della singola violenza, al macro-sociale del dominio criminale e delle guerre, la ricerca e l’affermazione del potere, anche nelle forme politiche ed economiche, si esprime attraverso la violenza.

La società contemporanea ha messo in atto processi specifici di sopraffazione, emarginazione e violenza che, per caratteristiche, peculiarità e intensità, non hanno precedenti, come la già citata pedopornografia, il traffico di organi, la riduzione in schiavitù di milioni di bambini e bambine per lavoro nero e per sfruttamento sessuale. Nessuno di noi si dovrebbe sentire escluso dall’impegno di tutela dei minori, indipendentemente dalla sua professione, dall’essere o no genitore. La difesa dell’infanzia e il rifiuto della violenza è un compito di tutti.

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MILANO - Più di 800 chiamate al giorno nel 2010, 3.591 richieste d'aiuto per abuso fisico, psicologico, sessuale, violenza domestica e trascuratezza dal primo gennaio 2008 ad oggi: sono solo alcuni dei dati relativi all'attività della linea d'ascolto 1.96.96 di Telefono Azzurro che, per potenziare il servizio offerto gratuitamente, 24 ore al giorno, 365 giorni l'anno, lancia fino al 27 marzo Alziamo le mani per fermare la violenza sui bambini, una nuova campagna per raccogliere fondi. Basta inviare un sms o telefonare da rete fissa al numero 45504, per donare 2 euro.

Con i fondi raccolti potrà essere potenziato il numero degli operatori dedicati alla consulenza e all'accoglienza delle chiamate, per rispondere tempestivamente ai bisogni dei giovanissimi. Inoltre Telefono Azzurro vuole potenziare la consulenza via chat, raggiungibile attraverso il sito www. azzurro. it, estendendo al web le possibilità di contatto e di risposta immediata alle richieste di aiuto dei ragazzi.

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