sabato 18 dicembre 2010

Il dialogo di Dio e dell'uomo

Vediamo oggi l'omelia di S.Em.za Card. Bagnasco durante la celebrazione eucaristica presso il Senato della Repubblica in occasione della prossimità del Santo Natale. E' un intervento molto importanti che ha notevoli risvolti in senso politico e che richiama quest'ultima ad essere un incontro tra idee:


Cari Fratelli e Sorelle nel Signore,
sono lieto di poter celebrare con voi la Santa Eucaristia in prossimità del Natale, e ringrazioper il cortese e apprezzato invito. Saluto il Presidente del Senato della Repubblica e tuttii partecipanti a questo momento di preghiera: attraverso di voi mi è caro rivolgere a tutto il mondo politico un rispettoso augurio mio personale e dei Vescovi Italiani per le imminenti festività. A voi, alle vostre famiglie, ai vostri colleghi, e a tutto il personale del nostro Parlamento, auguro la serenità e la pace che il Natale di Gesù porta al mondo, e un nuovo anno di fecondo lavoro per il bene dell’Italia.

Nel mistero dell’Incarnazione ci appare quanto ognuno è importante per il cuore di Dio: Egli dàfiducia all’umanità, si offre al dialogo con noi, salval’uomo ferito dal peccato e tristemente ripiegato su se stesso. Il Signore Gesùviene in cerca dell’uomo, ne condivide la vita,gli offre la sua amicizia, e oggi provoca la nostra riflessione ponendoci due domande. Innanzitutto ci chiede quanto ognuno di noi accolga il suo invito: esso ha l’insistenza dell’umiltà e dell’amore, si ferma alla porta del nostro cuore e attende. Se Dio si è posto in dialogo con noi, siamo noi in dialogo con Lui? Cerchiamo la luce della sua Parola, la forza della preghiera? Siamo così invitati ad entrare nel nostro mondo interiore e a fare verità, quella verità che è sempre insidiata damenzogne e lusinghe: dove sto andando nel mio cammino? Quali sono le cose che contano e per le quali spendo energie, tempo e vita? Guardando a Betlemme, al presepe delle nostre case, vedremo una luce che illumina e scalda l'anima e ci aiuterà a rispondere con onestà e fiducia.

Ma vi è una seconda questione: come ognuno di noi si rapporta con gli altri? Lo stile di Dio, infatti, sollecita il nostro agire, è paradigma della vita personale, familiare e sociale: se, infatti, accettiamo di rispondere al dialogo con Dio, non possiamo non porci in dialogo con gli altri. Fa parte della struttura dialogica della persona che porta in sé l’impronta del Creatore. Senza l’apertura dell’anima nessuno può realizzare se stesso. C’è bisogno di apertura e dialogo, di incontro positivo fra le persone: nella famiglia, grembo della vita e prima scuola di umanità e, se cristiana, di fede; nella società, che non è una somma più o meno strutturata di individui ma una comunità di persone; nelle articolazioni dello Stato che diversamente s’ inceppa. Il dialogo vero, però, perché non diventi una nebbia di parole, ha le sue leggi!

Si tratta innanzitutto della volontà di dialogare: quando tale volontà è inquinata, allora non c’è neppure desiderio di ascoltare, di sforzarsi a capire l’altro, di porsi dal suo punto di vista, di dirgli qualcosa di significativo. Allora nasce un dialogo tra sordi e tutto tende ad essere distorto, a volte urlato nei toni, nei modi e nelle parole.Il Signore Gesù, invece, ci ascolta e ci parla nella verità, stigmatizza il male e ci indica il bene: sempre ci salva. Ci indica la via ardua e ci incoraggia ponendosi al nostro fianco; non ci umilia nelle nostre cadute e non ci schiaccia, ma ci rialza e ci sollecita a guardare avanti; si fa solidale con noi peccatori per portarci a respirare con Lui l’aria della Verità e dell’Amore.

Se questo vale per la vita di ogni discepolo di Cristo, penso che valga altresì per ogni realtà umana compresa la politica, che il Servo di Dio Paolo VI definiva come la forma più alta di carità. Il mondo politico, nella complessità delle sue articolazioni, è chiamato adessere, di natura sua, un punto di riferimento dell’arte del dialogo, il luogo in un certo senso esemplare per una società, lo spazio di incontro di persone, di confrontodi idee, di ragionevolezza, di rigore con se stessi: in una parola, di quella nobiltà spirituale che nasce da un pensare onesto, limpido e lineare, e dalla consapevolezza di rappresentare la gente, che vuol guardare ai suoi rappresentanti con fiducia e aspettative legittime. Si tratta allora di saper guardare alto e lontano se si vuolevedere vicino e concreto, si tratta di avere nella mente e nel cuore solo l’amore per questo nostro popolo che possiede un grande senso di umanità e di moderazione; che è capace di dedizione, di sacrificio e anche di eroismo per amore della famiglia, vero e insostituibile presidio di una società fraterna e solidale. È questo senso diffuso, questo ethos di fondo, che costituisce l’anima della nostra gente, anima che nasce dal Vangelo e che si alimenta nelle comunità cristiane radicate, come innumerevoli punti-luce, da un capo all’altro del nostro splendido Paese. Quest’anima non è generata dallo Stato ma lo precede. Quest’anima, però, lo Stato ha il compito di preservare e di promuovere, perché scorre nelle vene della gente, è alla radice della nostra storia, ispira prassi virtuose, genera quella dimensione del “dono” che il Santo Padre Benedetto XVI richiama nell’Enciclica Caritas in veritate.

È un patrimonio spirituale che non può essere dilapidato, ma solo custodito e incrementato consapevoli che, se venisse a mancare, lo Stato si impoverirebbe fino a ridursi ad unaburocrazia mercantile, forse efficiente ma senza vita.Cari fratelli e sorelle, ci auguriamo un Natale ricco della sapienza di Dio: essa colmi le menti e il cuore di tutti noi, delle famiglie, del nostro popolo, dell’Italia che voi avete l’onore e la grande responsabilità di servire.
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